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martedì 28 ottobre 2025

Giovanni Gorelli, pianista, autore

Il pianista Giovanni Gorelli si é formato in Italia grazie alla preziosa guida di grandi pianisti come Franco Agostini, Pier Narciso Masi (con cui ottenne il Diploma di Perfezionamento), Gabriella Barsotti. Ma anche a Parigi, all’Ecole Normale Alfred Cortot, sotto la guida di Ramzi Yassa e Jacques Lagarde. Dedicatosi poi all’Insegnamento, comincia a consacrarsi al concertismo sia in Francia  che in Italia. Dopo diversi anni si dedica allo sviluppo della propria tecnica legata all’improvvisazione, creando in questo modo uno stile personale ed eclettico che tiene conto di molti fattori. 
Il blues, il jazz, la musica contemporanea e lo studio dei pezzi del repertorio classico diventeranno poi l’insieme di quello che gli permetterà di improvvisare in modo vario e complesso. Sviluppa di conseguenza una grande rete dove il suo pubblico virtuale potrà conoscere la sua creatività e bravura attraverso i vari canali di internet. La sua posizione si basa su quello che é stato fatto da sempre nella storia della musica. 
Ritiene che sia un peccato che l’arte dell’improvvisazione si sia persa nella musica classica. Come sappiamo Liszt improvvisava dal vivo grazie ad alcune arie date dal pubblico, cosi come Chopin improvvisava dei Notturni per i suoi amici. Il celebre confronto tra Mozart e Clementi si basò sulle loro improvvisazione. 
Lo stesso vale per la competizione che fu fatta tra Scarlatti e Haendel. Sicuro quindi dell’importanza di questo aspetto della musica libera tutti gli elementi che la possono rendere importante. Scopre anche che l’interpretazione stessa diventa molto più chiara e gli elementi musicali prendono un significato più profondo grazie alla comprensione del linguaggio stesso. 
Riesce in questo modo a toccare milioni di persone ed é costantemente in contatto con molti musicisti. Molte delle sue composizioni/improvvisazioni sono adesso anche disponibili su spartito. 
Ecco alcune delle sue creazioni più significative e di successo.

https://youtu.be/Ww_yAvoCKzo?si=JZc1jRXjoxdGt69m 


https://youtu.be/UL4RPqc9Krk?si=y0K13w7pa5ws5dRQ




Emotional River

https://youtu.be/q0c3Z07yWvQ?si=sTSYpHU_0nCTQIFF



https://youtu.be/pmoKMUxm-Q4?si=_Ktw4yo0wxzl84OD




Two Fantasies

https://youtu.be/cYqhgtE16hU?si=n0oXKVkTDtC5tG-j



domenica 1 giugno 2025

Massimo Di Gesu, compositore

Massimo Di Gesu, compositore

Di Gesu è compositore produttivo in una cifra stilistica di affinata riflessione culturale, attento ai simboli nascosti nel suono e nella sintassi musicale. 

(Quirino Principe, Sole 24 Ore). 

Massimo Di Gesu ha conseguito il Diploma di Pianoforte e il Diploma di Composizione al Conservatorio di Milano. Ha studiato composizione con Bruno Bettinelli, e pianoforte sotto la guida di Jole Mantegazza e di Anita Porrini, una fra le predilette allieve di Cortot e Benedetti Michelangeli. Oltre al perfezionamento pianistico con Valerio Premuroso, successive tappe dei suoi studi si sono tenute all’Accademia Petrassi (Fondazione Toscanini - Parma), alla University of Central England -Birmingham-, e alla Leeds University. 

Caratteristica distintiva del suo linguaggio è la conciliazione di un lessico armonico esplicitamente atonale con il radicamento in una discorsività fondata sul “principio di necessità”, un’attrazione gravitazionale che percepibilmente connetta fra loro gli elementi della sintassi sonora (P. Bradley-Fulgoni, 2024, Composer and performer, RAE, pag. 153). 

Suoi lavori sono stati eseguiti in sedi quali: Teatro alla Scala, Teatro La Fenice, Weill Recital Hall (Carnegie Hall - New York), Salle Cortot (Parigi), St. Martin in the Fields (Londra), Richter Memorial Apartment (Mosca), Auditorium di Milano, Università degli Studi di Milano, Teatro Dal Verme (Milano).  

Tra i suoi collaboratori figurano il Quartetto d’archi della Scala, i Wiener Virtuosen [solisti dei Wiener Philharmoniker], l’Ensemble Strumentale Scaligero [solisti dell’Orchestra della Scala], I Virtuosi Italiani, Maurizio Simeoli, Andrea Favalessa, Maria Semeraro, Mariangela Vacatello, Maurizio Zanini, Barbara Costa, Peter Bradley-Fulgoni. 

Dal sodalizio artistico con il pianista Peter Bradley-Fulgoni sono scaturiti alcuni fra i lavori che, secondo quanto afferma Renzo Cresti (“Musica presente, 2019, pag. 775), sono le più notevoli manifestazioni del suo stile: Dionisiaco (2016), FUlGidA, Das Eismeer (2018), Enigma, Rima Petrosa (2019).  

Della sua collaterale produzione in versi, da Maria Brivio e Federica Brivio sono stati recitati in radio alcuni componimenti, fra cui La vita è un sogno e Al giardino

Scrivono di lui:  

Da molto tempo conosco e stimo il M° Massimo Di Gesu, che considero musicista di ottimo livello e persona di grande impegno culturale - Bruno Bettinelli 

Ineccepibile è la concezione formale del pezzo, che denota anche la grande conoscenza dello strumento per cui è scritto. Il suo pensiero, al primo approccio, rimanda all’espressionismo di Schoenberg e al magistero di Berg. In effetti, qui si sente la pesante ombra di Bach. - Flavio Emilio Scogna (su Gradus ad responsum per pianoforte)

Il pubblico, anche quello più giovane e meno abituato all'ascolto di musica “forte” (che in questo caso, nello scontro di colpi di scena emotivi, è fortissima), è stato colpito da questo lavoro anch'esso giovane, nei vari significati della parola. Noi siamo stati affascinati soprattutto dal movimento centrale, che senza dubbio (tale è la mètis dell'artista) si proponeva proprio questo obiettivo. - Quirino Principe (recensione alla prima scaligera di Verdigo per quartetto d'archi; Sole 24 Ore)  

La musica per pianoforte di Di Gesu si avvale di un linguaggio dalle caratteristiche uniche, [...] e rappresenta una boccata d’aria fresca nello stagnante panorama musicale odierno - Peter Bradley-Fulgoni (da “The mystery of modern dissonance - Architectural Research Quarterly, volume 16 N° 2; Cambridge University Press) 

Il pezzo è molto coinvolgente, espressivo, e di avvincente impianto formale. Ne è apprezzabile anche la felice pertinenza strumentale: in termini di eseguibilità ed efficacia, sembra un pezzo scritto da un chitarrista. “Lapillus” è un eccellente traguardo e costituisce un importante contributo al repertorio chitarristico. - Andrea Dieci 

Antologia di registrazioni:  

Lilith (2020) per pianoforte 

Im Tempo Eines Walzers (2012) per doppio quintetto 

A view from the pier (2020) per orchestra d’archi 

Rima petrosa (2019) per pianoforte 

Verdigo (2013) per quartetto d’archi 

Sonata in F. (2009) per violoncello e pianoforte 

Omaggio a Novaro (2011) per flauto e pianoforte 

Trilogia dell’assenza (2000) per pianoforte 

Linea I – II (2009) per violoncello 

Ansikte mot ansikte (2000) per quartetto d’archi 

E-mail: skrijabin@yahoo.com

Agg.2025

venerdì 1 marzo 2024

FEDERICO GON, compositore

Federico Gon (Trieste, 1982)
Musicologo e compositore, ha studiato musicologia presso l’Università degli Studi di Padova, laureandosi cum laude (2009) ed addottorandosi (2013), ha al suo attivo numerose partecipazioni a convegni nonché la pubblicazione di monografie e numerosi saggi in riviste specializzate in ambito operistico e sinfonico del XVIII-XIX secolo.

Vincitore del premio “Tesi Rossiniane” (Fondazione Rossini di Pesaro, 2013), è membro del “Comitato per l’Edizione Nazionale delle commedie per musica di Domenico Cimarosa” e ricercatore post-doc presso l’Università di Vienna (2016-2019).

Parallelamente, dopo un inizio da autodidatta, ha compiuto studi di composizione con Azio Corghi e Mauro Bonifacio. Interessato sia all’ambito operistico che a quelli sinfonico e cameristico, suoi lavori sono stati commissionati ed eseguiti da enti quali il Teatro G.Verdi di Trieste, il Gran Teatro La Fenice di Venezia e da insiemi quali l’Orchestra Sinfonica di Milano “G. Verdi”, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, L’orchestra “I pomeriggi musicali” di Milano, il Quartetto Maffei.

Opere editoriali:

Mgs Press , 2010
Testa, omo, testa. Storiele in bisiàc
di Federico Gon (Autore)

Prima edizione 6 nov. 2013  - Sillabe , 2020
Quartetto per archi. Vol. 1: Tempora mutantur 
di Federico Gon (Autore)

Fondazione G. Rossini , 2021
La cambiale di matrimonio
di Gioachino Rossini (Autore)  Federico Gon (Curatore)

Haydn's Last Creative Period
Edizione Inglese
di Federico Gon | 20 mag. 2021

martedì 31 ottobre 2023

Benedetto Junck, compositore

Benedetto Junck (Torino, 21 agosto 1852 – 3 ottobre 1903) è stato un compositore italiano
Era figlio di madre italiana e padre alsaziano. Fu inizialmente avviato alla carriera commerciale, e cominciò a lavorare in questo settore a Parigi. Tornato a Torino nel 1870 si rivolse alla musica e studiò poi, con Alberto Mazzucato e Antonio Bazzini, al conservatorio di Milano, città in cui in seguito diede anche vita a frequentate serate musicali. Scrisse musica da camera, canzoni e romanze.
Foto dipinto tratta da Wikipedia
BENEDETTO JUNCK un TESORO NASCOSTO
Segue la traduzione automatica in lingua italiana dell'articolo originale

Sfogliando la prima edizione di 'Grove' alla ricerca di qualcosa di completamente diverso, mi sono imbattuto in quanto segue:

... preminente sotto ogni aspetto sopra gli altri cantautori viventi in Italia è un giovane fiorentino, di nome Benedetto Iunck. Per la bellezza della melodia, l'abile accompagnamento, l'originalità e la grazia, un posto altissimo sarebbe assegnato in qualsiasi paese alla pubblicazione di Iunck 'La Simona'... Junck era una

scoperta troppo recente per avere una voce propria nel Dizionario, ma questo fu corretto qualche anno dopo in Appendice. L'articolo correggeva anche l'ortografia del suo cognome e della sua città di nascita:

JUNCK BENEDETTO, nato a Torino il 24 agosto 1852, da madre italiana e da padre originario dell'Alsazia. Dopo una formazione matematica a Torino, fu mandato in una casa commerciale a Parigi. Fin dall'inizio avrebbe preferito fare della musica la sua professione, ma nonostante i Junck fossero una famiglia benestante, suo padre si oppose alla scelta di una carriera così precaria. La sua predisposizione naturale, tuttavia, si rivelò troppo forte; e invece di dedicarsi strettamente agli affari, Benedetto Junck dedicò il suo tempo principalmente alla musica. L'educazione musicale che portò con sé a Parigi fu scarsa e quasi interamente limitata al pianoforte. Quindi le opere orchestrali dei grandi maestri che ascoltò per la prima volta a Parigi stimolarono acutamente il suo temperamento artistico; e la sua ambizione di dedicarsi alla musica divenne profondamente radicata. Nel 1870 ritornò a Torino come previsto dalla legge per svolgere un anno di servizio militare, e in questo periodo morì suo padre. Ora era libero di seguire le proprie inclinazioni, e all'età di 22 anni si recò a Milano, e si affidò ad Alberto Mazzucato (allora preside del Conservatorio di Milano) per un corso di studi di armonia e contrappunto. Lavorò per un breve periodo anche presso Bazzini.
Nel 1879 Junck si sposò e la sua casa ora è a Milano, dove durante la stagione invernale tiene concerti nella sua casa, dove sono soliti incontrarsi artisti di spicco. Essendo un uomo dotato di mezzi indipendenti, non ha alcun motivo per scrivere se non l'impulso della sua stessa mente. Le sue opere non sono numerose, ma sono tutte caratterizzate da serietà, raffinatezza e cultura.
... la prima delle opere di Junck, 'La Simona', è ancora preminente tra queste per originalità e potenza...
Con questa ricchezza di melodia, conoscenza contrappuntistica e genuino sentimento musicale, Benedetto Junck può senza dubbio essere considerato uno dei il più illustre tra i giovani compositori italiani del presente [1] .''

Ho citato integralmente la parte biografica della voce poiché rappresenta comunque abbastanza bene la somma di ciò che sappiamo di Junck. Morì il 3 ottobre 1903. 'La Simona' (c.1877 [2] ) fu seguita da altre opere vocali, principalmente ambientazioni di Heine in traduzioni italiane, due sonate per violino e pianoforte, un quartetto d'archi e 'Serenata', un ' Poemetto lirico' per soprano, tenore e quartetto d'archi. Quest'ultimo, tuttavia, fu pubblicato solo in un arrangiamento per voci e pianoforte e, come vedremo più avanti, potrebbe non sopravvivere nella sua forma originale. Ulteriori scorci biografici "piuttosto che dettagli" possono essere colti dalla vita di coloro che frequentava.

A Milano fu molto coinvolto nel movimento degli 'Scapigliati'. Questo gruppo di artisti boemi, disordinato per principio, ottenne i maggiori risultati nel campo della letteratura; Boito si mescolò con loro per un certo periodo. I suoi due pittori principali furono Daniele Ranzoni e Tranquillo Cremona. Infatti, per quanto Junck sia ricordato in Italia, lo è come soggetto di un ritratto di Cremona [3] Anche il fratello maggiore di Junck, Enrico (1849-1878), di breve durata, fu un pittore appartenente a questo gruppo [4] Puccini ricordava gli 'Scapigliati' quando scrisse 'La Boh'me'.' A quanto pare, quindi, Junck, con le sue ampie risorse monetarie, ha gradualmente abbandonato il suo ruolo di giovane compositore promettente per quello di una sorta di mecenate benestante dalla cui generosità dipendono tutti questi gruppi di artisti "belli e dannati". Il giovane e malato Alfredo Catalani, ad esempio, ricevette presto incoraggiamento e sostegno dalla famiglia Junck. Ha ripagato il debito in vero stile "bohémien" avendo una relazione con la moglie di Junck, Teresa.

I compositori vanno e vengono, ma è stato sorprendente trovarne uno così quotato in un augusto dizionario britannico e oggi totalmente dimenticato 'in Italia non meno che altrove. Generalmente i nomi persistono anche quando la musica no. La curiosità richiese una visita al Conservatorio di Milano, la cui biblioteca risultò contenere tutte le poche opere che Junck aveva pubblicato. 'La Simona' sembrava il punto più ovvio da cui iniziare. Il presente articolo è stato concepito in concomitanza con la registrazione di questo ciclo e degli altri lavori per voce e pianoforte su Sheva Collection, nella quale sono stato affiancato da due cantanti italiani, Ninny Nobile e Vito Martino. Si spera che sia i progetti di registrazione che l'articolo stesso si espandano gradualmente per coprire gli altri lavori di Junck.

LA SIMONA


Le parole per 'La Simona' furono scritte 'appositamente, si presume' da Ferdinando Fontana (1850-1919). Fontana è ricordato soprattutto come librettista delle prime due opere di Puccini, "Le Villi" (1884) e "Edgar" (1889). Gli altri suoi libretti ne includono due per Franchetti e ha anche fornito una versione italiana di "Die lustige Witwe" di Leh'r. "La Simona" presagisce "Le Villi" nella sua ossessione per le vecchie leggende sinistre.

Le prime due canzoni presentano i personaggi della fiaba come stereotipi rustici, Simona al filatoio (1) e Pasquino un ragazzo semplice a cui piaceva bere e un giorno cambiò idea sotto una veranda (2). Non ci viene detta l'epoca in cui è ambientata la storia; basti dire che questi elementi lo rendono distante dal nostro tempo e anche da quello di Junck. L'ascoltatore potrebbe notare il fugace riferimento ai fiori, in particolare nella canzone di Pasquino, poiché sono fondamentali per quanto segue.

Il primo dei duetti (3) rivela una situazione curiosa, poiché ogni personaggio ha un concetto di amore fatalmente diverso. Simona desidera restare per sempre tra le braccia di Pasquino, mentre lui desidera morire guardando il suo volto. Le tessiture scelte, molto acute per il tenore, meno per il soprano, sembrano destinate a far dominare Pasquino nella musica.

Pasquino ora implora Simona di accompagnarlo in un giardino che conosce, pieno di fiori e dove il sole non penetra tra i folti rami (4). Simona promette di venire domenica prossima e non vede l'ora di dichiarargli il loro amore lì in giardino dove si siederà accanto a lui e lo bacerà (5).

Nel loro secondo duetto (6) camminano per campi e strade deserte, finalmente uniti nei loro pensieri. Eppure per loro questa è solo la strada verso il giardino. La loro felicità attuale, di cui sono appena consapevoli, è in realtà il culmine del loro amore.

La coppia entra nel bosco (7). Simona, palpitante come quando vide Pasquino per la prima volta, dice addio al bel cielo azzurro. Pasquino comincia ora a raccontare vecchie leggende (8). In particolare racconta di un gruppo di fate che si erano radunate in questa stessa foresta. Colpite dalla morte dei loro mariti e amanti, implorano le erbe della foresta di concedere loro un destino simile. In questo brano la tessitura alta finora utilizzata per il tenore viene sostituita da una gamma più baritonale, consentendo al cantante di presentare Pasquino sotto una luce nuova, spaventosa.

Sconcertata, Simona protesta che Pasquino la fa piangere quando vuole essere felice (9). Per lei il bosco è un luogo di bellezza, di profumi, colori e miele. Ma Pasquino prosegue implacabile (10): le erbe sono più misteriose delle foreste stesse, ci sono essenze fatali nei succhi delle rose. Le mostra una foglia che è come l'amore stesso; tenta le labbra ma chi lo assaggia muore. Dichiara di non aver paura dell'amore, perché la sua forza è in lei. Né dunque teme questa foglia, che assaggia e poi cade a terra, divorata dal terribile veleno.

Nelle ultime due canzoni Simona si rivolge agli astanti. All'inizio non ci crederà quando diranno che Pasquino è morto; in seguito dovrà accettare che sia così (11). Nella canzone finale racconta come è successo (12); mentre racconta come ha assaggiato la foglia, lo fa lei stessa. Chiamata dalle fate, muore raccomandando la sua anima al dolce amore.

Questo racconto decadente, forse influenzato dai "Fiori del male" di Baudelaire, inverte il tema romantico del potere redentore dell'amore. L'amore diventa qui una forza distruttiva.

Il titolo stesso è curioso. I lettori sapranno che un buon numero di opere italiane prendono il nome dalle loro eroine: Norma, Aida, Tosca e così via. E sapranno che davanti ai nomi 'La Norma, L'Aida, La Tosca non c'è l'articolo determinativo. I lettori che hanno studiato l'italiano, con un insegnante o su un libro, sapranno che, mentre l'italiano usa l'articolo determinativo in in un certo numero di casi in cui l'inglese non lo fa, non viene utilizzato con il nome di una persona. Chi però ha imparato l'italiano sul campo, e lo ha imparato nel Nord Italia, saprà che lì è diffusa l'abitudine di usare l'articolo determinativo con il nome di persona 'la Giulia, la Francesca ecc. Si tratta di un'usanza colloquiale e I parlanti istruiti sanno bene che non è proprio l'italiano corretto.

È improbabile che Fontana e Junck facessero un uso ignorante di una forma colloquiale che forse ai loro tempi non esisteva nemmeno. L'utilizzo dell'articolo ha probabilmente lo scopo di attirare l'attenzione sul modo in cui Pasquino la vede come un simbolo astratto, un oggetto piuttosto che una persona vivente. Così l'ovvia critica secondo cui i personaggi di questo racconto sono immagini stereotipate viene ribaltata. Il loro fallimento è dovuto al fatto che Pasquino vede Simona in questo modo. Allora il suo amore, invece di avere potere redentore, diventa distruttivo come il veleno della foglia.

Il linguaggio musicale di Junck deve essere visto sullo sfondo delle tipiche romanze italiane dell'epoca. I più conosciuti sono probabilmente quelli di Verdi. Tendono a suonare come arie d'opera scarne, con accompagnamenti di pianoforte spesso non più pianistici di quelli che si trovano nelle partiture vocali operistiche che sono, ovviamente, riduzioni di originali orchestrali. Rossini aveva tentato qualcosa di più intraprendente in età avanzata, ma molto sui generis e un modello non molto utile

Junck conosce chiaramente il suo Schumann. Suonando la parte del pianoforte da sola si ha l'idea dei tipici accompagnamenti lieder, intraprendenti e fantasiosi senza indebita dominanza. Il pianoforte intermezza nel n. 7 sembrava davvero essersi allontanato da qualche intermezzo schumanniano poco conosciuto. Solo gli ultimi due brani virano verso un'espansività più operistica. Dal punto di vista armonico Junck raramente va oltre Mendelssohn, ma anche questo apparente conservatorismo deve essere visto nel contesto dell’Italia negli anni Settanta dell’Ottocento. Decisamente più moderno è l'uso da parte del compositore di reminiscenze tematiche. Preferisco questa frase alla parola 'leitmotiv' poiché ciò che in realtà accade è che Junck, durante le ultime due canzoni, cita notevoli passaggi delle precedenti mentre Simona rivive le sue esperienze con Pasquino e racconta le modalità della sua morte. Altra curiosità è che tra un numero e l'altro spesso c'è uno sbalzo di tonalità abbastanza drastico. Questo potrebbe essere un ulteriore modo per dimostrare che Simona e Pasquino non sono affatto uniti; ognuno sta seguendo il proprio percorso individuale verso la distruzione.'

Ciò che può sembrare sconcertante è che gli accompagnamenti raffinati e colti si uniscono a linee vocali che non solo sono completamente all'italiana ma hanno anche una tessitura che può essere affrontata solo da un canto spinto, in pieno stile operistico . Il risultato è un'opera senza reali paralleli, in Italia e all'estero, quasi un'opera in un atto per due cantanti e pianoforte. Probabilmente potrebbe essere messo in scena, anche se il palcoscenico migliore rimarrebbe molto probabilmente quello della nostra mente. L'eroe finale dell'opera, tuttavia, è la melodia di Junck, semplice ma memorabile e mai banale, che garantisce che il ciclo nel suo insieme abbia un effetto maggiore della somma delle sue parti.

ALTRE OPERE PER VOCE E PIANOFORTE


Poiché le partiture pubblicate non sono datate, ci affidiamo nuovamente a Grove I, che elenca 'Otto Romanze' (parole di Panzacchi e Heine) (1881) e 'Two Songs' (parole di Heine) (1883). La copia del primo al Conservatorio di Milano non è datata mentre i secondi, pubblicati separatamente e non in serie, portano il timbro 1884 dell'editore. Senza data, possedute dal Conservatorio di Milano, sono anche 'Sei Poesie di Heine'. Tuttavia, mentre tutte le opere precedenti di Junck erano state pubblicate da Lucca, quest'ultima apparve sotto l'impronta dello 'Stabilimento Tito di Gio. Ricordi e Francesco Lucca'. Il fallimento delle fortune contro la forte concorrenza aveva costretto la casa editrice lucchese a fondersi con Ricordi nel 1888, dandoci la prima data possibile per le 'Sei Romanze'.

Ecco, quindi, le rimanenti opere per voce e pianoforte che Junck è noto per aver pubblicato:

Romanze
1. Melodia: Tu sei bella, o mia dolcezza (Heine: Sei come un fiore trad. Zendrini)
2. Melodia: La mattina le mammole t'invio (Heine: La mattina ti mando le viole trad. Zendrini)
3 . Dolce sera ' Romanza (Panzacchi)
4. Amore e neve ' Romanza (Panzacchi)
5. Romanza ' Quelle dita oh potess'io (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Zendrini)
6. Romanza ' Flebil traversa l'anima mia ( Heine: Leise mi passa per la mente trad. Zendrini)
7. Romanza ' Quando ti guardo fiso (Heine: Quando ti guardo negli occhi trad Zendrini)
8. Romanza ' Ha le sue stelle il cielo (Heine: Il mare ha le sue perle trad. Zendrini)
Pub. Lucca 1881 circa

Maggio ' tornato ' Romanza (Heine: Gekommen ist der Maie trad. Zendrini)
Pub. Lucca c.1884

Serenata di un Moro (Heine: St'ndchen eines Mauren trad. Zendrini)
Pub. Lucca c.1884

Sei poesie di Heine
1. Flebil traversa l'anima mia (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Zendrini)
2. Mia bella pescatrice (Heine: You beautiful fisher girl trad. Secco-Suardi)
3. Tu sei bella, o mia dolcezza (Heine: You sono come un fiore trad. Zendrini)
4. Una volta la tua candida man (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Secco-Suardi)
5. Alta ' la luna e l'onde irradia (Heine: La luna è sorta trad. Secco -Suardi)
6. La farfalletta ama la rosa (Heine: La farfalla è innamorata della rosa trad. Secco-Suardi)
Pub. Ricordi non prima del 1888.

Un'altra opera vocale doveva essere accompagnata da un quartetto d'archi ma, come accennato in precedenza, potrebbe non essere sopravvissuta nella sua forma originale. Questa è ' Serenata ', con parole di E. Augusto Berta. Come 'La Simona', è descritto come un 'Poemetto lirico' e scritto per soprano e tenore. Due dei movimenti sono puramente strumentali. Fu pubblicata però in una riduzione per canto e pianoforte di G. Andreoli. 'Riduzione', in contrapposizione a 'trascrizione', è la parola chiave, poiché poco è stato fatto per rendere pianistico il risultato. Ma d'altro canto non è così letterale da consentire un'agevole ricostruzione della partitura strumentale originale.

La 'Serenata' sembra essere stata stampata privatamente, gli unici dati editoriali sono 'Proprietà del compositore'. Non è datato, ma l'illustrazione di copertina chiaramente in stile art nouveau è firmata "Hohenstein '90", dandoci la prima data possibile. La deduzione è che Ricordi, avendo rilevato l'editoria lucchese, non fosse propenso a sostenere la causa di Junck. 'Serenata' risulta essere l'ultima opera pubblicata dal compositore [5] .'

'Serenata' rappresenta il ritorno a un libretto su misura, come ne 'La Simona'. Nel frattempo, però, si era occupato di letteratura di calibro molto più elevato.

Enrico Panzacchi (1840-1904) è stato poeta, critico d'arte, critico musicale e docente all'Università di Bologna. Nella sua vita fu molto associato a Giosu' Carducci (1835-1907) ma, mentre la reputazione e l'opera di quest'ultimo continuano a vivere, il nome di Panzacchi è sbiadito. Oltre a Junck, la sua poesia è stata musicata da Catalani, Puccini, Tosti e Respighi. Le poesie scelte da Junck provengono dal terzo libro (di quattro) di un grande volume intitolato 'Lyrica: Romanze e Canzoni' (Bologna 1877); 'Dolce sera' è no. 133 'Junck imposta il titolo come una breve coda' mentre 'Amore e neve' unisce i nn. 129 e 130. Al testo sono state apportate alcune modifiche [6] .

Le ambientazioni di Panzacchi di Junck sono meno operistiche nei modi, nonché meno impegnative nella loro tessitura, anche se solo leggermente, rispetto a "La Simona". Sono tuttavia estroversi ed esteriormente romantici rispetto al tono intimo di Heine, con la cui poesia Junck si avvicinò alla creazione di una forma di Lied italiano .

Heine era ben noto agli amanti della poesia italiana della seconda metà dell'Ottocento , grazie soprattutto alla traduzione di 'Das Buch der Lieder' di Bernardino Zendrini (1839-1879) con il titolo di 'Il Canzoniere' ( Milano, 1865). Anche Sgambati, Ponchielli e Mancinelli impostano alcune di queste traduzioni.

Nonostante l'ottimo lavoro svolto senza dubbio da Zendrini nel diffondere il nome di Heine a sud delle Alpi, egli fece pochi tentativi per mantenere i ritmi originali della poesia. I lettori con una conoscenza anche minima dell'italiano potrebbero provare a canticchiare

Tu sei bella, o mia dolcezza,
Pura e cara come un fior


alle frasi di apertura della famosa ambientazione di Schumann "Du bist wie eine Blume". Scopriranno rapidamente che, se fosse possibile adattarlo, il risultato sarebbe goffo e inartistico. Dato che le pubblicazioni di Junck contengono solo testi italiani, evidentemente questo aspetto non lo ha turbato. I più viaggiati Sgambati, pubblicando la stessa poesia in tedesco con testi cantabili in inglese e italiano, usarono una traduzione completamente diversa.

Nel 1886 il conte Giulio Cesare Secco-Suardi pubblicò la traduzione di tutte le poesie di Heine. Junck preferiva queste versioni per la sua successiva serie di canzoni di Heine; Zendrini è stato scelto solo per due brani che sono in realtà revisioni di due delle 8 'Romanze'. In modo significativo, "Deine weissen Lilienfinger" è stato reimpostato su una musica completamente diversa utilizzando la nuova traduzione. Anche se non c'è ancora motivo di supporre che Junck prevedesse l'esecuzione in una lingua diversa dall'italiano, il maggiore rispetto di Secco-Suardi per i ritmi di Heine significa che la nuova canzone potrebbe effettivamente essere cantata nell'originale tedesco senza troppe difficoltà, mentre quella precedente no. Se questa poesia è tipica, anche i versi di Heine emergono molto meglio focalizzati, con maggiore chiarezza di significato, dalla penna di Secco-Suardi.

Nel caso di "Tu sei bella, o mia dolcezza", i cambiamenti nella versione successiva sono piccoli ma significativi; la linea vocale è stata in parte ripensata e il pianoforte ora raddoppia la melodia nella voce centrale, piuttosto che in quella superiore, per un effetto più dolce. Con 'Flebil traversa l'anima mia' i cambiamenti sono più radicali. La scrittura effusivamente romantica del pianoforte, che ricorda 'La Simona' e non è priva di attrattiva di per sé, è stata ridotta per creare un'ambientazione molto più intima.

Sarà stato osservato che Junck non esitò a utilizzare testi già immortalati dai grandi compositori di Lieder tedeschi e austriaci. L'inclusione di 'Du sch'nes Fischerm'dchen' nello 'Schwanengesang' di Schubert sembra aver spaventato altri compositori, sebbene Catalani lo abbia ambientato anche in italiano. L'ambientazione di Schumann di "Du bist wie eine Blume", per quanto celebre, suscitò evidentemente meno inibizioni. Le ambientazioni in tedesco si trovano di Lord Berners, Bruckner, Henschel, Ives, Liszt, Reinecke, Anton Rubinstein, Sgambati, Ambroise Thomas, WV Wallace, Healey Willan e Wolf. Versioni degne di nota in altre lingue sono di Rachmaninov in russo e Frank Bridge in inglese. Molto apprezzato è stato anche 'Das Meer hat seine Perlen', ambientato in tedesco da Franz, GA Macfarren e Maude Val'rie White, e in francese da Gounod ('A toi mon Coeur'). Nella sua traduzione di HW Longfellow come "Il mare ha le sue perle" sembra aver superato l'originale in popolarità, almeno tra i compositori. In questa forma è stato impostato da Bairstow, Balfe, Cowen, Holbrooke e Ciro Pinsuti.

Robert Franz, un tempo celebre compositore di Lied le cui fortune finora non sono state ravvivate, trovò Heine particolarmente adatto al suo tono intimo: delle poesie in questione ha anche realizzato l'ambientazione di 'Deine weissen Lilienfinger', 'Quando guardo nel tuo gli occhi vedono", "Maggio è arrivato" e "Si muove silenziosamente nella mia mente". Quest'ultimo attirò anche l'attenzione di Grieg, Mendelssohn e Rubinstein. Infine, "La luna è sorta" è stata ambientata in francese da Messager e "La farfalla è innamorata della rosa" è stata inclusa in una raccolta di canzoni di Heine in tedesco del giovane Stanford. Non sembrano esistere ambientazioni alternative di particolare importanza tra 'La mattina ti mando le viole' e 'Ore di un moro' [7] Quest'ultimo era dedicato al Catalani. In considerazione del coinvolgimento del compositore con la moglie di Junck è allettante, anche se probabilmente fantasioso, immaginare che Junck interpreti il ​​ruolo del Moro di Shakespeare e offra una velata minaccia alla coppia. Se così fosse, la minaccia sarebbe caduta nel vuoto; il rapporto fu interrotto solo dalla morte prematura del malaticcio Catalani nel 1893.

C'è più che sufficiente in questi ultimi lavori per dimostrare che "La Simona" non era un fuoco di paglia. Junck conservò un'invidiabile invenzione melodica e rivelò, inoltre, una capacità di sviluppare e perfezionare la sua arte. Il fatto che le sue ambientazioni di Heine siano cantate in italiano aiuta a tenere a bada i paragoni. Eppure, sotto ogni punto di vista, occupa un posto d'onore tra i compositori ispirati da Heine. Avrebbe potuto 'forse avrebbe dovuto' fondare un ' Lied italiano ' con aspirazioni artistiche più elevate della ' Romanza del salotto ' emersa verso la fine del secolo. Ma i compositori più adatti a raccogliere questa sfida 'Martucci, Sgambati e Bossi' si occuparono soprattutto di musica strumentale. La loro piccola produzione musicale contiene lavori di valore e interesse [8] ma le loro, come quella di Junck, rimangono voci isolate.

©Christopher Howell 2009


[1] Entrambi gli articoli sono stati firmati dalla signora Edmond R. Wodehouse di AHW.


[2] La partitura pubblicata non è datata ma la copia del Conservatorio di Milano porta il timbro 1877 dell'editore Lucca. Grove I (Appendice) dà 1878.


[3] Held in the Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Turin; for a reproduction see: http://www.gamtorino.it/descopera.php'id=336&lang=1


[4] Un esempio del suo lavoro, conservato anche alla GAM di Torino, è visibile qui: http://www.to2011cottini.it/Immagini/GallGAM/pages/Junck.htm


[5] L'esemplare conservato al Conservatorio di Milano reca la dedica autografa di Junck 'All'amico Aldo Noseda'. Successivamente fu donato alla biblioteca del Conservatorio come parte della collezione Noseda.


[6] Ho consultato la seconda edizione. È quindi possibile che le 'modifiche' siano state opera di Panzacchi e Junck abbia seguito la prima edizione.'


[7] Queste informazioni provengono dal meraviglioso sito Lieder di Emily Ezust : http://www.recmusic.org/lieder/ . Ho selezionato solo i compositori più noti tra quelli elencati. Il lettore può fare riferimento a questo sito per i testi integrali in tedesco e per ulteriori informazioni sulle ambientazioni di un'ampia gamma di compositori spesso molto oscuri. Il fatto che attualmente vi siano elencate solo quattro impostazioni Junck (maggio 2009) fa sorgere la domanda su quanto ancora di reale valore rimanga da scoprire.


[8] Una selezione di brani di Martucci, Sgambati, Bossi e diversi altri sarà prossimamente registrata per la Sheva Collection dal mezzosoprano Elisabetta Paglia, accompagnata dal sottoscritto.

giovedì 1 giugno 2023

Giuseppe Zambon, controtenore, compositore

Giuseppe Zambon (dal profilo Facebook)
Per la sua preparazione musicale ha studiato presso il Conservatorio G. Verdi di Milano. Si specializza con A. Von Ramm, M. Figueras e R. Jacobs, presso i conservatori di Basilea e Ginevra. Realizza dagli anni ’90 produzioni musicali e video nell’ambito dello spettacolo dal vivo teatrale e musicale, colonne sonore , installazioni multimediali, format per la divulgazione scientifica. Fra le sue realizzazioni: Autore delle musiche originali per i programmi di Alberto Angela “Meraviglie” e “Stanotte a….” su RAI 1 e “Ulisse, il piacere della scoperta”. Ha debuttato in importanti teatri italiani (Metastasio di Prato, Fenice di Venezia, Petruzzelli di Bari etc.) con direttori d’orchestra registi e interpreti quali Moni Ovaia, Giorgio Albertazzi, Pier Luigi Pizzi, J. L. Martinoty, Les Arts Florissants, Alan Curtis, Ottavio Dantone, Fabio Biondi tra i tanti. Collabora con Roberto Cacciapaglia per l’opera “un giorno x” Presso la Sala Verdi del Conservatorio di Milano a fianco di Gianna Nannini. E’ inoltre interprete dell’opera “Generazioni del Cielo” presso il Metastasio di Prato, di “Transarmonica” e delle “Lamentazioni di Geremia”. Di Ezio Bosso interpreta due opere da camera “Alcina” e “Orlando” presso il Piccolo Regio di Torino e i supporti video per il concerto del Buxus Ensemble presso i Musei Capitolini di Roma e a Milano presso il teatro Out Off. Con la regia di Michele Russo e la produzione American Zoetrope realizza le musiche originali di “Family Whistle” sulla storia della famiglia di Francis Ford Coppola. Realizza Colonne colonne sonore per fiction cinematografiche “Le dame d’Este-Il potere sottile” “Isabella Morra-Sexum Superando” e “Artemisia Gentileschi” prodotte da Istituto Luce e Loups-Garoux. Realizza il video “Fausto Melotti, un maestro rinascimentale del XX secolo” presentato a New York presso Aquavella Galerie e Istituto Italiano di Cultura. Produzione del video e della musica nella mostra “Fontana luce e colore” a Genova. La sua attività ha carattere internazionale con presenze in importanti manifestazioni in Europa (Francia, Germania, Belgio, Polonia etc.) in U.S.A. ( New York, San Francisco) Israele (Gerusalemme). Compone la musica e interpreta la parte vocale del Balletto “Teti&Peleo” Coreografato da Paolo Mohovich per la Stagione della Fondazione TPE a Torino e con repliche nel 2008 a Belo Horizonte e Rio de Janeiro. Sempre per la stessa compagnia realizza i supporti video audio per il balletto “Il viaggio di Smilla” per i Focus di Torino Danza nel 2006 e il supporto video per il balletto “Butterfly, anima di seta” con repliche in Italia, Francia, Spagna Brasile e Argentina. Produzione dell’installazione presso la Fontana di Trevi a Roma per il Terzo Summit dei Nobel per la Pace dell’evento “Emergenza Acqua”. Produzione Installazioni “Il labirinto Digitale” e “Iddu, il vulcano interattivo” per i Saloni della Musica ’98-’99 a Lingotto (Torino) Allestimento per ESOF 2008 a Barcellona con vari exibit dedicati alle Neuroscienze. Lo stesso format, ideato per la Regione Piemonte, è stato utilizzato nel 2002 per la mostra scientifica Experimenta, presso il Museo di Storia Naturale nell’occasione della Settimana della Scienza 2007 e, nello stesso anno per la Mostra su “Golgi architetto del Cervello” organizzata dall’Università di Pavia. Per l’Auditorium Parco della Musica, nel 2006 per la manifestazione “Sconfinatamene”, nel 2008 e nel 2012 realizza contenuti e l’allestimento per la “Settimana della Scienza”. Sempre nell’ambito della mostra Experimenta realizza dal 2001 fino al 2006 il format principale della mostra e varie applicazioni video e di interazione. Ha inciso discograficamente per la Polydor-Polygram, Stradivarius, Sinphonia, Edelweiss, Nuova Era, Frequenz-Europa Musica, Opus 111, Virgin Music e lo Stabat Mater di Pergolesi per la Denon Nippon Columbia e con RAICOM ha pubblicato su ITunes e piattaforme digitali i cd “Ulisse” “Meraviglie” “Quella notte sulla Luna”.

martedì 4 aprile 2023

VITO LO RE, direttore, compositore

VITO LO RE 


Nato a Milano, ha studiato Composizione con Silvia Bianchera e Bruno Bettinelli, Chitarra Classica con Rocco Peruggini, Musica Corale e Direzione di Coro con Franco Monego, diplomandosi presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano; ha studiato Direzione d’orchestra con Massimiliano Caldi a Milano, Bruno Rigacci a Firenze, Erwin Acel a Vienna e Dejan Pavlov a Sofia; è stato assistente del M° Aldo Sisillo. E’ inoltre laureato in Scienze Politiche.

Alterna l’attività di direttore d’orchestra a quella di compositore. In quest’ultima veste ha realizzato, per diverse compagnie teatrali professionistiche, le musiche di scena di 15 produzioni, spazianti dai grandi classici a lavori inediti. Più che ventennale il sodalizio con lo scrittore Donato Carrisi, con il quale ha scritto lavori teatrali e canzoni. E’ inoltre autore di commedie musicali, musical, musiche per cortometraggi e documentari, film e trasmissioni televisive nonché orchestratore e arrangiatore, attività questa che lo ha fatto spaziare attraverso i generi musicali più eterogenei. Infatti all’attività di direttore d’orchestra in ambito sinfonico e operistico, affianca da sempre importanti collaborazioni in ambito pop e rock. Come direttore d’orchestra o arrangiatore ha lavorato con: Arisa, Edoardo Bennato, Mario Biondi, Max Gazzè, Bobby Kimball (Toto), John Mahon e Nigel Olsson, (Elton John Band), Massimo Ranieri, Rhapsody of Fire, Toquinho, Gilberto Gil, Davide Van de Sfroos, Amii Stewart.

Molto attivo anche nel campo della musica da camera e sinfonica, ha composto oltre 80 composizioni, eseguite in importanti teatri italiani ed esteri, molte delle quali dedicate alla chitarra classica e a Lorenzo Micheli.

Collabora e pubblica con le case editrici Carisch e Lombardo, per le quali ha curato l’edizione critica di intere operette (tra cui "Cin-ci-la", "La danza delle libellule", "Sì", "La duchessa del bal tabarin") e antologie di brani operettistici.

Dopo aver lavorato come maestro del coro per diverse produzioni liriche e sacre (fra cui "Il barbiere di Siviglia" di G. Rossini, "La Bohème" di G. Puccini, "La vedova allegra" di F. Lehár e la "Messa di S. Cecilia" di C. Gounod, eseguita nel Duomo di Milano), ha debuttato nella lirica nel 1997 dirigendo "La serva padrona" e "Livietta e Tracollo" di G. B. Pergolesi, cui sono seguiti "Don Pasquale", "Lucia di Lammermoor", "Lucrezia Borgia" e "L’elisir d’amore" di G. Donizetti, "Il barbiere di Siviglia", "Il turco in Italia", "L'italiana in Algeri" e "La scala di seta" di G. Rossini, "La traviata", "Nabucco", "Il trovatore" e "Rigoletto" di G. Verdi, "Tosca", "Madama Butterfly", "Gianni Schicchi" e "La Bohème" di G. Puccini, "Cavalleria Rusticana" e "Pinotta" di P. Mascagni, "Pagliacci" di R. Leoncavallo, "Norma" di V. Bellini, "Carmen" di G. Bizet, "Don Giovanni" e "Le nozze di Figaro" di W. A. Mozart e le operette "La vedova allegra", "Sì", "Il pipistrello", "Cin-ci-la", "Il paese dei campanelli" e "La duchessa del bal tabarin".

Numerose anche le esecuzioni di musica sinfonica (del periodo classico, romantico e post-romantico), sacra (fra cui i Requiem di Verdi, Mozart e Fauré), contemporanea (oltre venti prime esecuzioni) e di concerti con strumento solista (pianoforte, violino, viola, clarinetto, oboe, flauto, chitarra, mandolino).

Vito Lo Re, ha diretto molte orchestre lirico-sinfoniche e lavorato con importanti Teatri e Festival in Italia (tra cui Teatro degli Arcimboldi di Milano, Teatro Goldoni di Livorno, Milano Classica, Festival Mascagni d’Estate, Festival Internazionale Sviluppo Lirica Italia di Pescara, Orchestra Internazionale d’Italia, Orchestra Sinfonica Toscana), ma è all'estero che ha realizzato le sue produzioni più significative - dirigendo in Austria, Svizzera, Canada, Stati Uniti, Romania, Ucraina, Kazakhstan e Bulgaria - ed eseguendo un vasto repertorio comprendente musiche di oltre 70 autori.

Tiene spesso seminari e masterclass in Italia e all'estero sull'opera italiana ed è spesso membro di giuria in concorsi internazionali di canto.

Ha partecipato come direttore d'orchestra, arrangiatore e compositore alle trasmissioni "Centocinquanta" su Rai1 (condotta da Pippo Baudo e Bruno Vespa) e "Il sesto senso" su Rai3 (condotta da Donato Carrisi).

E' Direttore Artistico della casa editrice Orchestral Parts.

Ha composto la musiche per la colonna sonora de "La Ragazza nella nebbia" e "L'Uomo del labirinto".

venerdì 9 settembre 2022

Alberto Cara, pianoforte, compositore

Alberto Cara è nato a Tivoli nel 1975 e vive a Milano. Conseguita la Maturità Classica si diploma in Pianoforte presso il Conservatorio de L'Aquila,, in Composizione presso il Conservatorio di Genova, e si Laurea in Lettere presso l'Università La Sapienza di Roma. Suoi maestri sono stati, per il Pianoforte: Eugenio  Tani, Riccardo Risaliti, Boris Petrushankij; Federico Biscione, Alessandro Cusatelli;  per la Composizione Marco Tutino.
Nel 2006 vince il concorso di composizione Mozart Oggi, bandito dall'Associazione Culturale Sconfnarte, con Fabula, per orchestra, pezzo che viene inserito nella stagione 2006-2007 de I Pomeriggi Musicali di Milano.
Da sempre attratto dal teatro musicale, nel 2007 scrive Il colore di Cenerentola, fiaba metropolitana in quattro scene. L’opera, co-prodotta dal Teatro Regio di Torino e dal Teatro Comunale di Bologna, viene messa in scena nella stagione 2007 – 2008 rispettivamente al Piccolo Regio Laboratorio e nella rassegna L’altro Comunale.
Nel 2009 Gli occhi colore del vino, melologo per recitante e sette strumenti, su un testo proprio liberamente tratto dal Libro X dell’Odissea, viene eseguito dall’ensemble de I Pomeriggi Musicali di Milano nella stagione de I Piccoli Pomeriggi Musicali.
Nel 2015 fonda, insieme al regista Stefano Simone Pintor, la SocialOperaHouse, piattaforma on-line che si propone come vero e proprio teatro virtuale, con lo scopo di raccogliere produzioni di teatro musicale basate sulle nuove tecnologie. 
Il 28 giugno 2015 viene trasmessa sul sito la "puntata pilota" di The Banker, primo progetto di opera-web-series mai realizzato.
Dal 2002 i suoi lavori sono eseguiti in Italia e all'estero nel cartellone di Istituzioni come la Società aquilana dei concerti "B. Barattelli", Teatro Piccolo Regio di Torino, Teatro Comunale di Bologna, I Pomeriggi Musicali di Milano, Orchestra Sinfonica di Sanremo, Teatro Sociale di Como, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Grande di Brescia, Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Donizetti di Bergamo, Teatro dell’Opera Giocosa di Savona e Festival come Brinkhall Summer Concerts di Turku (Finlandia), Festival di Bellagio e del Lago di Como, festival UrtiCanti di Bari.
Numerose le collaborazioni, a partire dal 2009, col Teatro Sociale di Como, come orchestratore e curatore dei tagli per il format di Opera Domani, sua la riduzione di AIDA per i ragazzi, Soc. Aquilana dei concerti "B. Barattelli", Teatro Piccolo Regio di Torino, Teatro Comunale di Bologna, I Pomeriggi Musicali di Milano, Orchestra Sinfonica di Sanremo, Teatro Sociale di Como, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Grande di Brescia, Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Donizetti di Bergamo, Teatro dell’Opera Giocosa di Savona e Festival come Brinkhall Summer Concerts di Turku (Finlandia), Festival di Bellagio e del Lago di Como, festival UrtiCanti di Bari. 
Dal 2007 Alberto Cara è archivista, arrangiatore e orchestratore per I Pomeriggi Musicali, impegno che affianca ad una instancabile attività di composizione. 
Le sue opere sono eseguite in tutta Italia e pubblicate da Casa Musicale Sonzogno e Edizioni Sconfinarte.