Sentimento
https://youtu.be/Ww_yAvoCKzo?
Crescendo
https://youtu.be/UL4RPqc9Krk?
Emotional River
https://youtu.be/q0c3Z07yWvQ?
Final Word
https://youtu.be/pmoKMUxm-Q4?
Two Fantasies
https://youtu.be/cYqhgtE16hU?
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Emotional River
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Two Fantasies
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(Quirino Principe, Sole 24 Ore).
Massimo Di Gesu ha conseguito il Diploma di Pianoforte e il Diploma di Composizione al Conservatorio di Milano. Ha studiato composizione con Bruno Bettinelli, e pianoforte sotto la guida di Jole Mantegazza e di Anita Porrini, una fra le predilette allieve di Cortot e Benedetti Michelangeli. Oltre al perfezionamento pianistico con Valerio Premuroso, successive tappe dei suoi studi si sono tenute all’Accademia Petrassi (Fondazione Toscanini - Parma), alla University of Central England -Birmingham-, e alla Leeds University.
Caratteristica distintiva del suo linguaggio è la conciliazione di un lessico armonico esplicitamente atonale con il radicamento in una discorsività fondata sul “principio di necessità”, un’attrazione gravitazionale che percepibilmente connetta fra loro gli elementi della sintassi sonora (P. Bradley-Fulgoni, 2024, Composer and performer, RAE, pag. 153).
Suoi lavori sono stati eseguiti in sedi quali: Teatro alla Scala, Teatro La Fenice, Weill Recital Hall (Carnegie Hall - New York), Salle Cortot (Parigi), St. Martin in the Fields (Londra), Richter Memorial Apartment (Mosca), Auditorium di Milano, Università degli Studi di Milano, Teatro Dal Verme (Milano).
Tra i suoi collaboratori figurano il Quartetto d’archi della Scala, i Wiener Virtuosen [solisti dei Wiener Philharmoniker], l’Ensemble Strumentale Scaligero [solisti dell’Orchestra della Scala], I Virtuosi Italiani, Maurizio Simeoli, Andrea Favalessa, Maria Semeraro, Mariangela Vacatello, Maurizio Zanini, Barbara Costa, Peter Bradley-Fulgoni.
Dal sodalizio artistico con il pianista Peter Bradley-Fulgoni sono scaturiti alcuni fra i lavori che, secondo quanto afferma Renzo Cresti (“Musica presente”, 2019, pag. 775), sono le più notevoli manifestazioni del suo stile: Dionisiaco (2016), FUlGidA, Das Eismeer (2018), Enigma, Rima Petrosa (2019).
Della sua collaterale produzione in versi, da Maria Brivio e Federica Brivio sono stati recitati in radio alcuni componimenti, fra cui La vita è un sogno e Al giardino.
Scrivono di lui:
Da molto tempo conosco e stimo il M° Massimo Di Gesu, che considero musicista di ottimo livello e persona di grande impegno culturale - Bruno Bettinelli
Ineccepibile è la concezione formale del pezzo, che denota anche la grande conoscenza dello strumento per cui è scritto. Il suo pensiero, al primo approccio, rimanda all’espressionismo di Schoenberg e al magistero di Berg. In effetti, qui si sente la pesante ombra di Bach. - Flavio Emilio Scogna (su Gradus ad responsum per pianoforte)
Il pubblico, anche quello più giovane e meno abituato all'ascolto di musica “forte” (che in questo caso, nello scontro di colpi di scena emotivi, è fortissima), è stato colpito da questo lavoro anch'esso giovane, nei vari significati della parola. Noi siamo stati affascinati soprattutto dal movimento centrale, che senza dubbio (tale è la mètis dell'artista) si proponeva proprio questo obiettivo. - Quirino Principe (recensione alla prima scaligera di Verdigo per quartetto d'archi; Sole 24 Ore)
La musica per pianoforte di Di Gesu si avvale di un linguaggio dalle caratteristiche uniche, [...] e rappresenta una boccata d’aria fresca nello stagnante panorama musicale odierno - Peter Bradley-Fulgoni (da “The mystery of modern dissonance” - Architectural Research Quarterly, volume 16 N° 2; Cambridge University Press)
Il pezzo è molto coinvolgente, espressivo, e di avvincente impianto formale. Ne è apprezzabile anche la felice pertinenza strumentale: in termini di eseguibilità ed efficacia, sembra un pezzo scritto da un chitarrista. “Lapillus” è un eccellente traguardo e costituisce un importante contributo al repertorio chitarristico. - Andrea Dieci
Antologia di registrazioni:
Lilith (2020) per pianoforte
Im Tempo Eines Walzers (2012) per doppio quintetto
A view from the pier (2020) per orchestra d’archi
Rima petrosa (2019) per pianoforte
Verdigo (2013) per quartetto d’archi
Sonata in F. (2009) per violoncello e pianoforte
Omaggio a Novaro (2011) per flauto e pianoforte
Trilogia dell’assenza (2000) per pianoforte
Linea I – II (2009) per violoncello
Ansikte mot ansikte (2000) per quartetto d’archi
E-mail: skrijabin@yahoo.comLA SIMONA
Le parole per 'La Simona' furono scritte 'appositamente, si presume' da Ferdinando Fontana (1850-1919). Fontana è ricordato soprattutto come librettista delle prime due opere di Puccini, "Le Villi" (1884) e "Edgar" (1889). Gli altri suoi libretti ne includono due per Franchetti e ha anche fornito una versione italiana di "Die lustige Witwe" di Leh'r. "La Simona" presagisce "Le Villi" nella sua ossessione per le vecchie leggende sinistre.
Le prime due canzoni presentano i personaggi della fiaba come stereotipi rustici, Simona al filatoio (1) e Pasquino un ragazzo semplice a cui piaceva bere e un giorno cambiò idea sotto una veranda (2). Non ci viene detta l'epoca in cui è ambientata la storia; basti dire che questi elementi lo rendono distante dal nostro tempo e anche da quello di Junck. L'ascoltatore potrebbe notare il fugace riferimento ai fiori, in particolare nella canzone di Pasquino, poiché sono fondamentali per quanto segue.
Il primo dei duetti (3) rivela una situazione curiosa, poiché ogni personaggio ha un concetto di amore fatalmente diverso. Simona desidera restare per sempre tra le braccia di Pasquino, mentre lui desidera morire guardando il suo volto. Le tessiture scelte, molto acute per il tenore, meno per il soprano, sembrano destinate a far dominare Pasquino nella musica.
Pasquino ora implora Simona di accompagnarlo in un giardino che conosce, pieno di fiori e dove il sole non penetra tra i folti rami (4). Simona promette di venire domenica prossima e non vede l'ora di dichiarargli il loro amore lì in giardino dove si siederà accanto a lui e lo bacerà (5).
Nel loro secondo duetto (6) camminano per campi e strade deserte, finalmente uniti nei loro pensieri. Eppure per loro questa è solo la strada verso il giardino. La loro felicità attuale, di cui sono appena consapevoli, è in realtà il culmine del loro amore.
La coppia entra nel bosco (7). Simona, palpitante come quando vide Pasquino per la prima volta, dice addio al bel cielo azzurro. Pasquino comincia ora a raccontare vecchie leggende (8). In particolare racconta di un gruppo di fate che si erano radunate in questa stessa foresta. Colpite dalla morte dei loro mariti e amanti, implorano le erbe della foresta di concedere loro un destino simile. In questo brano la tessitura alta finora utilizzata per il tenore viene sostituita da una gamma più baritonale, consentendo al cantante di presentare Pasquino sotto una luce nuova, spaventosa.
Sconcertata, Simona protesta che Pasquino la fa piangere quando vuole essere felice (9). Per lei il bosco è un luogo di bellezza, di profumi, colori e miele. Ma Pasquino prosegue implacabile (10): le erbe sono più misteriose delle foreste stesse, ci sono essenze fatali nei succhi delle rose. Le mostra una foglia che è come l'amore stesso; tenta le labbra ma chi lo assaggia muore. Dichiara di non aver paura dell'amore, perché la sua forza è in lei. Né dunque teme questa foglia, che assaggia e poi cade a terra, divorata dal terribile veleno.
Nelle ultime due canzoni Simona si rivolge agli astanti. All'inizio non ci crederà quando diranno che Pasquino è morto; in seguito dovrà accettare che sia così (11). Nella canzone finale racconta come è successo (12); mentre racconta come ha assaggiato la foglia, lo fa lei stessa. Chiamata dalle fate, muore raccomandando la sua anima al dolce amore.
Questo racconto decadente, forse influenzato dai "Fiori del male" di Baudelaire, inverte il tema romantico del potere redentore dell'amore. L'amore diventa qui una forza distruttiva.
Il titolo stesso è curioso. I lettori sapranno che un buon numero di opere italiane prendono il nome dalle loro eroine: Norma, Aida, Tosca e così via. E sapranno che davanti ai nomi 'La Norma, L'Aida, La Tosca non c'è l'articolo determinativo. I lettori che hanno studiato l'italiano, con un insegnante o su un libro, sapranno che, mentre l'italiano usa l'articolo determinativo in in un certo numero di casi in cui l'inglese non lo fa, non viene utilizzato con il nome di una persona. Chi però ha imparato l'italiano sul campo, e lo ha imparato nel Nord Italia, saprà che lì è diffusa l'abitudine di usare l'articolo determinativo con il nome di persona 'la Giulia, la Francesca ecc. Si tratta di un'usanza colloquiale e I parlanti istruiti sanno bene che non è proprio l'italiano corretto.
È improbabile che Fontana e Junck facessero un uso ignorante di una forma colloquiale che forse ai loro tempi non esisteva nemmeno. L'utilizzo dell'articolo ha probabilmente lo scopo di attirare l'attenzione sul modo in cui Pasquino la vede come un simbolo astratto, un oggetto piuttosto che una persona vivente. Così l'ovvia critica secondo cui i personaggi di questo racconto sono immagini stereotipate viene ribaltata. Il loro fallimento è dovuto al fatto che Pasquino vede Simona in questo modo. Allora il suo amore, invece di avere potere redentore, diventa distruttivo come il veleno della foglia.
Il linguaggio musicale di Junck deve essere visto sullo sfondo delle tipiche romanze italiane dell'epoca. I più conosciuti sono probabilmente quelli di Verdi. Tendono a suonare come arie d'opera scarne, con accompagnamenti di pianoforte spesso non più pianistici di quelli che si trovano nelle partiture vocali operistiche che sono, ovviamente, riduzioni di originali orchestrali. Rossini aveva tentato qualcosa di più intraprendente in età avanzata, ma molto sui generis e un modello non molto utile
Junck conosce chiaramente il suo Schumann. Suonando la parte del pianoforte da sola si ha l'idea dei tipici accompagnamenti lieder, intraprendenti e fantasiosi senza indebita dominanza. Il pianoforte intermezza nel n. 7 sembrava davvero essersi allontanato da qualche intermezzo schumanniano poco conosciuto. Solo gli ultimi due brani virano verso un'espansività più operistica. Dal punto di vista armonico Junck raramente va oltre Mendelssohn, ma anche questo apparente conservatorismo deve essere visto nel contesto dell’Italia negli anni Settanta dell’Ottocento. Decisamente più moderno è l'uso da parte del compositore di reminiscenze tematiche. Preferisco questa frase alla parola 'leitmotiv' poiché ciò che in realtà accade è che Junck, durante le ultime due canzoni, cita notevoli passaggi delle precedenti mentre Simona rivive le sue esperienze con Pasquino e racconta le modalità della sua morte. Altra curiosità è che tra un numero e l'altro spesso c'è uno sbalzo di tonalità abbastanza drastico. Questo potrebbe essere un ulteriore modo per dimostrare che Simona e Pasquino non sono affatto uniti; ognuno sta seguendo il proprio percorso individuale verso la distruzione.'
Ciò che può sembrare sconcertante è che gli accompagnamenti raffinati e colti si uniscono a linee vocali che non solo sono completamente all'italiana ma hanno anche una tessitura che può essere affrontata solo da un canto spinto, in pieno stile operistico . ' Il risultato è un'opera senza reali paralleli, in Italia e all'estero, quasi un'opera in un atto per due cantanti e pianoforte. Probabilmente potrebbe essere messo in scena, anche se il palcoscenico migliore rimarrebbe molto probabilmente quello della nostra mente. L'eroe finale dell'opera, tuttavia, è la melodia di Junck, semplice ma memorabile e mai banale, che garantisce che il ciclo nel suo insieme abbia un effetto maggiore della somma delle sue parti.
ALTRE OPERE PER VOCE E PIANOFORTE
Poiché le partiture pubblicate non sono datate, ci affidiamo nuovamente a Grove I, che elenca 'Otto Romanze' (parole di Panzacchi e Heine) (1881) e 'Two Songs' (parole di Heine) (1883). La copia del primo al Conservatorio di Milano non è datata mentre i secondi, pubblicati separatamente e non in serie, portano il timbro 1884 dell'editore. Senza data, possedute dal Conservatorio di Milano, sono anche 'Sei Poesie di Heine'. Tuttavia, mentre tutte le opere precedenti di Junck erano state pubblicate da Lucca, quest'ultima apparve sotto l'impronta dello 'Stabilimento Tito di Gio. Ricordi e Francesco Lucca'. Il fallimento delle fortune contro la forte concorrenza aveva costretto la casa editrice lucchese a fondersi con Ricordi nel 1888, dandoci la prima data possibile per le 'Sei Romanze'.
Ecco, quindi, le rimanenti opere per voce e pianoforte che Junck è noto per aver pubblicato:
Romanze
1. Melodia: Tu sei bella, o mia dolcezza (Heine: Sei come un fiore trad. Zendrini)
2. Melodia: La mattina le mammole t'invio (Heine: La mattina ti mando le viole trad. Zendrini)
3 . Dolce sera ' Romanza (Panzacchi)
4. Amore e neve ' Romanza (Panzacchi)
5. Romanza ' Quelle dita oh potess'io (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Zendrini)
6. Romanza ' Flebil traversa l'anima mia ( Heine: Leise mi passa per la mente trad. Zendrini)
7. Romanza ' Quando ti guardo fiso (Heine: Quando ti guardo negli occhi trad Zendrini)
8. Romanza ' Ha le sue stelle il cielo (Heine: Il mare ha le sue perle trad. Zendrini)
Pub. Lucca 1881 circa
Maggio ' tornato ' Romanza (Heine: Gekommen ist der Maie trad. Zendrini)
Pub. Lucca c.1884
Serenata di un Moro (Heine: St'ndchen eines Mauren trad. Zendrini)
Pub. Lucca c.1884
Sei poesie di Heine
1. Flebil traversa l'anima mia (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Zendrini)
2. Mia bella pescatrice (Heine: You beautiful fisher girl trad. Secco-Suardi)
3. Tu sei bella, o mia dolcezza (Heine: You sono come un fiore trad. Zendrini)
4. Una volta la tua candida man (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Secco-Suardi)
5. Alta ' la luna e l'onde irradia (Heine: La luna è sorta trad. Secco -Suardi)
6. La farfalletta ama la rosa (Heine: La farfalla è innamorata della rosa trad. Secco-Suardi)
Pub. Ricordi non prima del 1888.
Un'altra opera vocale doveva essere accompagnata da un quartetto d'archi ma, come accennato in precedenza, potrebbe non essere sopravvissuta nella sua forma originale. Questa è ' Serenata ', con parole di E. Augusto Berta. Come 'La Simona', è descritto come un 'Poemetto lirico' e scritto per soprano e tenore. Due dei movimenti sono puramente strumentali. Fu pubblicata però in una riduzione per canto e pianoforte di G. Andreoli. 'Riduzione', in contrapposizione a 'trascrizione', è la parola chiave, poiché poco è stato fatto per rendere pianistico il risultato. Ma d'altro canto non è così letterale da consentire un'agevole ricostruzione della partitura strumentale originale.
La 'Serenata' sembra essere stata stampata privatamente, gli unici dati editoriali sono 'Proprietà del compositore'. Non è datato, ma l'illustrazione di copertina chiaramente in stile art nouveau è firmata "Hohenstein '90", dandoci la prima data possibile. La deduzione è che Ricordi, avendo rilevato l'editoria lucchese, non fosse propenso a sostenere la causa di Junck. 'Serenata' risulta essere l'ultima opera pubblicata dal compositore [5] .'
'Serenata' rappresenta il ritorno a un libretto su misura, come ne 'La Simona'. Nel frattempo, però, si era occupato di letteratura di calibro molto più elevato.
Enrico Panzacchi (1840-1904) è stato poeta, critico d'arte, critico musicale e docente all'Università di Bologna. Nella sua vita fu molto associato a Giosu' Carducci (1835-1907) ma, mentre la reputazione e l'opera di quest'ultimo continuano a vivere, il nome di Panzacchi è sbiadito. Oltre a Junck, la sua poesia è stata musicata da Catalani, Puccini, Tosti e Respighi. Le poesie scelte da Junck provengono dal terzo libro (di quattro) di un grande volume intitolato 'Lyrica: Romanze e Canzoni' (Bologna 1877); 'Dolce sera' è no. 133 'Junck imposta il titolo come una breve coda' mentre 'Amore e neve' unisce i nn. 129 e 130. Al testo sono state apportate alcune modifiche [6] .
Le ambientazioni di Panzacchi di Junck sono meno operistiche nei modi, nonché meno impegnative nella loro tessitura, anche se solo leggermente, rispetto a "La Simona". Sono tuttavia estroversi ed esteriormente romantici rispetto al tono intimo di Heine, con la cui poesia Junck si avvicinò alla creazione di una forma di Lied italiano .
Heine era ben noto agli amanti della poesia italiana della seconda metà dell'Ottocento , grazie soprattutto alla traduzione di 'Das Buch der Lieder' di Bernardino Zendrini (1839-1879) con il titolo di 'Il Canzoniere' ( Milano, 1865). Anche Sgambati, Ponchielli e Mancinelli impostano alcune di queste traduzioni.
Nonostante l'ottimo lavoro svolto senza dubbio da Zendrini nel diffondere il nome di Heine a sud delle Alpi, egli fece pochi tentativi per mantenere i ritmi originali della poesia. I lettori con una conoscenza anche minima dell'italiano potrebbero provare a canticchiare
Tu sei bella, o mia dolcezza,
Pura e cara come un fior
alle frasi di apertura della famosa ambientazione di Schumann "Du bist wie eine Blume". Scopriranno rapidamente che, se fosse possibile adattarlo, il risultato sarebbe goffo e inartistico. Dato che le pubblicazioni di Junck contengono solo testi italiani, evidentemente questo aspetto non lo ha turbato. I più viaggiati Sgambati, pubblicando la stessa poesia in tedesco con testi cantabili in inglese e italiano, usarono una traduzione completamente diversa.
Nel 1886 il conte Giulio Cesare Secco-Suardi pubblicò la traduzione di tutte le poesie di Heine. Junck preferiva queste versioni per la sua successiva serie di canzoni di Heine; Zendrini è stato scelto solo per due brani che sono in realtà revisioni di due delle 8 'Romanze'. In modo significativo, "Deine weissen Lilienfinger" è stato reimpostato su una musica completamente diversa utilizzando la nuova traduzione. Anche se non c'è ancora motivo di supporre che Junck prevedesse l'esecuzione in una lingua diversa dall'italiano, il maggiore rispetto di Secco-Suardi per i ritmi di Heine significa che la nuova canzone potrebbe effettivamente essere cantata nell'originale tedesco senza troppe difficoltà, mentre quella precedente no. Se questa poesia è tipica, anche i versi di Heine emergono molto meglio focalizzati, con maggiore chiarezza di significato, dalla penna di Secco-Suardi.
Nel caso di "Tu sei bella, o mia dolcezza", i cambiamenti nella versione successiva sono piccoli ma significativi; la linea vocale è stata in parte ripensata e il pianoforte ora raddoppia la melodia nella voce centrale, piuttosto che in quella superiore, per un effetto più dolce. Con 'Flebil traversa l'anima mia' i cambiamenti sono più radicali. La scrittura effusivamente romantica del pianoforte, che ricorda 'La Simona' e non è priva di attrattiva di per sé, è stata ridotta per creare un'ambientazione molto più intima.
Sarà stato osservato che Junck non esitò a utilizzare testi già immortalati dai grandi compositori di Lieder tedeschi e austriaci. L'inclusione di 'Du sch'nes Fischerm'dchen' nello 'Schwanengesang' di Schubert sembra aver spaventato altri compositori, sebbene Catalani lo abbia ambientato anche in italiano. L'ambientazione di Schumann di "Du bist wie eine Blume", per quanto celebre, suscitò evidentemente meno inibizioni. Le ambientazioni in tedesco si trovano di Lord Berners, Bruckner, Henschel, Ives, Liszt, Reinecke, Anton Rubinstein, Sgambati, Ambroise Thomas, WV Wallace, Healey Willan e Wolf. Versioni degne di nota in altre lingue sono di Rachmaninov in russo e Frank Bridge in inglese. Molto apprezzato è stato anche 'Das Meer hat seine Perlen', ambientato in tedesco da Franz, GA Macfarren e Maude Val'rie White, e in francese da Gounod ('A toi mon Coeur'). Nella sua traduzione di HW Longfellow come "Il mare ha le sue perle" sembra aver superato l'originale in popolarità, almeno tra i compositori. In questa forma è stato impostato da Bairstow, Balfe, Cowen, Holbrooke e Ciro Pinsuti.
Robert Franz, un tempo celebre compositore di Lied le cui fortune finora non sono state ravvivate, trovò Heine particolarmente adatto al suo tono intimo: delle poesie in questione ha anche realizzato l'ambientazione di 'Deine weissen Lilienfinger', 'Quando guardo nel tuo gli occhi vedono", "Maggio è arrivato" e "Si muove silenziosamente nella mia mente". Quest'ultimo attirò anche l'attenzione di Grieg, Mendelssohn e Rubinstein. Infine, "La luna è sorta" è stata ambientata in francese da Messager e "La farfalla è innamorata della rosa" è stata inclusa in una raccolta di canzoni di Heine in tedesco del giovane Stanford. Non sembrano esistere ambientazioni alternative di particolare importanza tra 'La mattina ti mando le viole' e 'Ore di un moro' [7] . Quest'ultimo era dedicato al Catalani. In considerazione del coinvolgimento del compositore con la moglie di Junck è allettante, anche se probabilmente fantasioso, immaginare che Junck interpreti il ruolo del Moro di Shakespeare e offra una velata minaccia alla coppia. Se così fosse, la minaccia sarebbe caduta nel vuoto; il rapporto fu interrotto solo dalla morte prematura del malaticcio Catalani nel 1893.
C'è più che sufficiente in questi ultimi lavori per dimostrare che "La Simona" non era un fuoco di paglia. Junck conservò un'invidiabile invenzione melodica e rivelò, inoltre, una capacità di sviluppare e perfezionare la sua arte. Il fatto che le sue ambientazioni di Heine siano cantate in italiano aiuta a tenere a bada i paragoni. Eppure, sotto ogni punto di vista, occupa un posto d'onore tra i compositori ispirati da Heine. Avrebbe potuto 'forse avrebbe dovuto' fondare un ' Lied italiano ' con aspirazioni artistiche più elevate della ' Romanza del salotto ' emersa verso la fine del secolo. Ma i compositori più adatti a raccogliere questa sfida 'Martucci, Sgambati e Bossi' si occuparono soprattutto di musica strumentale. La loro piccola produzione musicale contiene lavori di valore e interesse [8] ma le loro, come quella di Junck, rimangono voci isolate.
©Christopher Howell 2009
[1] Entrambi gli articoli sono stati firmati dalla signora Edmond R. Wodehouse di AHW.
[2] La partitura pubblicata non è datata ma la copia del Conservatorio di Milano porta il timbro 1877 dell'editore Lucca. Grove I (Appendice) dà 1878.
[3] Held in the Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Turin; for a reproduction see: http://www.gamtorino.it/descopera.php'id=336&lang=1
[4] Un esempio del suo lavoro, conservato anche alla GAM di Torino, è visibile qui: http://www.to2011cottini.it/Immagini/GallGAM/pages/Junck.htm
[5] L'esemplare conservato al Conservatorio di Milano reca la dedica autografa di Junck 'All'amico Aldo Noseda'. Successivamente fu donato alla biblioteca del Conservatorio come parte della collezione Noseda.
[6] Ho consultato la seconda edizione. È quindi possibile che le 'modifiche' siano state opera di Panzacchi e Junck abbia seguito la prima edizione.'
[7] Queste informazioni provengono dal meraviglioso sito Lieder di Emily Ezust : http://www.recmusic.org/lieder/ . Ho selezionato solo i compositori più noti tra quelli elencati. Il lettore può fare riferimento a questo sito per i testi integrali in tedesco e per ulteriori informazioni sulle ambientazioni di un'ampia gamma di compositori spesso molto oscuri. Il fatto che attualmente vi siano elencate solo quattro impostazioni Junck (maggio 2009) fa sorgere la domanda su quanto ancora di reale valore rimanga da scoprire.
[8] Una selezione di brani di Martucci, Sgambati, Bossi e diversi altri sarà prossimamente registrata per la Sheva Collection dal mezzosoprano Elisabetta Paglia, accompagnata dal sottoscritto.
VITO LO RE
Nato a Milano, ha studiato Composizione con Silvia Bianchera e Bruno Bettinelli, Chitarra Classica con Rocco Peruggini, Musica Corale e Direzione di Coro con Franco Monego, diplomandosi presso il Conservatorio "G. Verdi" di Milano; ha studiato Direzione d’orchestra con Massimiliano Caldi a Milano, Bruno Rigacci a Firenze, Erwin Acel a Vienna e Dejan Pavlov a Sofia; è stato assistente del M° Aldo Sisillo. E’ inoltre laureato in Scienze Politiche.
Alterna l’attività di direttore d’orchestra a quella di compositore. In quest’ultima veste ha realizzato, per diverse compagnie teatrali professionistiche, le musiche di scena di 15 produzioni, spazianti dai grandi classici a lavori inediti. Più che ventennale il sodalizio con lo scrittore Donato Carrisi, con il quale ha scritto lavori teatrali e canzoni. E’ inoltre autore di commedie musicali, musical, musiche per cortometraggi e documentari, film e trasmissioni televisive nonché orchestratore e arrangiatore, attività questa che lo ha fatto spaziare attraverso i generi musicali più eterogenei. Infatti all’attività di direttore d’orchestra in ambito sinfonico e operistico, affianca da sempre importanti collaborazioni in ambito pop e rock. Come direttore d’orchestra o arrangiatore ha lavorato con: Arisa, Edoardo Bennato, Mario Biondi, Max Gazzè, Bobby Kimball (Toto), John Mahon e Nigel Olsson, (Elton John Band), Massimo Ranieri, Rhapsody of Fire, Toquinho, Gilberto Gil, Davide Van de Sfroos, Amii Stewart.
Molto attivo anche nel campo della musica da camera e sinfonica, ha composto oltre 80 composizioni, eseguite in importanti teatri italiani ed esteri, molte delle quali dedicate alla chitarra classica e a Lorenzo Micheli.
Collabora e pubblica con le case editrici Carisch e Lombardo, per le quali ha curato l’edizione critica di intere operette (tra cui "Cin-ci-la", "La danza delle libellule", "Sì", "La duchessa del bal tabarin") e antologie di brani operettistici.
Dopo aver lavorato come maestro del coro per diverse produzioni liriche e sacre (fra cui "Il barbiere di Siviglia" di G. Rossini, "La Bohème" di G. Puccini, "La vedova allegra" di F. Lehár e la "Messa di S. Cecilia" di C. Gounod, eseguita nel Duomo di Milano), ha debuttato nella lirica nel 1997 dirigendo "La serva padrona" e "Livietta e Tracollo" di G. B. Pergolesi, cui sono seguiti "Don Pasquale", "Lucia di Lammermoor", "Lucrezia Borgia" e "L’elisir d’amore" di G. Donizetti, "Il barbiere di Siviglia", "Il turco in Italia", "L'italiana in Algeri" e "La scala di seta" di G. Rossini, "La traviata", "Nabucco", "Il trovatore" e "Rigoletto" di G. Verdi, "Tosca", "Madama Butterfly", "Gianni Schicchi" e "La Bohème" di G. Puccini, "Cavalleria Rusticana" e "Pinotta" di P. Mascagni, "Pagliacci" di R. Leoncavallo, "Norma" di V. Bellini, "Carmen" di G. Bizet, "Don Giovanni" e "Le nozze di Figaro" di W. A. Mozart e le operette "La vedova allegra", "Sì", "Il pipistrello", "Cin-ci-la", "Il paese dei campanelli" e "La duchessa del bal tabarin".
Numerose anche le esecuzioni di musica sinfonica (del periodo classico, romantico e post-romantico), sacra (fra cui i Requiem di Verdi, Mozart e Fauré), contemporanea (oltre venti prime esecuzioni) e di concerti con strumento solista (pianoforte, violino, viola, clarinetto, oboe, flauto, chitarra, mandolino).
Vito Lo Re, ha diretto molte orchestre lirico-sinfoniche e lavorato con importanti Teatri e Festival in Italia (tra cui Teatro degli Arcimboldi di Milano, Teatro Goldoni di Livorno, Milano Classica, Festival Mascagni d’Estate, Festival Internazionale Sviluppo Lirica Italia di Pescara, Orchestra Internazionale d’Italia, Orchestra Sinfonica Toscana), ma è all'estero che ha realizzato le sue produzioni più significative - dirigendo in Austria, Svizzera, Canada, Stati Uniti, Romania, Ucraina, Kazakhstan e Bulgaria - ed eseguendo un vasto repertorio comprendente musiche di oltre 70 autori.
Tiene spesso seminari e masterclass in Italia e all'estero sull'opera italiana ed è spesso membro di giuria in concorsi internazionali di canto.
Ha partecipato come direttore d'orchestra, arrangiatore e compositore alle trasmissioni "Centocinquanta" su Rai1 (condotta da Pippo Baudo e Bruno Vespa) e "Il sesto senso" su Rai3 (condotta da Donato Carrisi).
E' Direttore Artistico della casa editrice Orchestral Parts.
Ha composto la musiche per la colonna sonora de "La Ragazza nella nebbia" e "L'Uomo del labirinto".