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giovedì 6 novembre 2025

Viviana Mologni, percussioni (scomparsa novembre 2025)


Viviana Mologni (1960-2025)
Si è diplomata al Conservatorio G. Verdi di Milano e si è perfezionata con i principali esponenti del panorama percussionistico europeo e con timpanisti delle più importanti orchestre europee e statunitensi. Dal 1989 al 1992 ha fatto parte dell'Orchestra Giovanile Italiana e già nel 1988 ha iniziato la sua attività di timpanista con l'Orchestra Stabile di Bergamo. 
Ha collaborato inoltre con l'Orchestra del Teatro alla Scala, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali e l'Orchestra del Festival Internazionale di Stresa. 
Nel 1993 ha vinto il concorso per primo timpanista solista dell'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, ruolo che ha ricoperto sino al 2025. 
Da allora ha partecipato alle tournée della Verdi in tutta Europa, Giappone, Canarie e Sud America ed ha inciso per Decca, Deutsche Grammophon, EMI e BMG Ricordi sotto la direzione di maestri quali C. M. Giulini, R. Chailly, C. Abbado, G. Pretre, R. Muti, A. Ceccato, V. Gergiev, G. Noseda, L. Berio, Y. Sado. 

Per la sua attività solistica concertistica vanno ricordate l'esecuzione del Concerto per due pianoforti e percussioni di B. Bartok, del Concerto per timpani e orchestra di W. Tharichen con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi diretta dal M° G. Noseda e della Sonata di J. Beck per timpani soli, in occasione dell'Albo d'Oro 2001 della Verdi.  
Hanno pubblicato servizi su di lei molte riviste, tra cui The Classic Voice, Musica, Suonare News, Venerdì di Repubblica e Note Sinfoniche; nel 1999 la rivista Amadeus le ha assegnato una borsa di studio per meriti artistici.  
Ha svolto, inoltre, un'intensa attività cameristica con il Quartetto di percussioni della Verdi e con il duo Vib'Bone (trombone e percussioni) con cui ha inciso 2 CD, riscuotendo grande successo di critica. 
Al duo Vib'Bone sono state dedicate composizioni da importanti compositori italiani ed europei, tra i quali C. Lindberg, V. Globokar, D. Short, R. B. Earl.


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(Agg.versione 2016)






mercoledì 5 novembre 2025

Carlo Torriani, baritono (scomparso novembre 2025)

Carlo TORRIANI (Nome d'arte di Carlo Curàmi) è nato a Milano e si è laureato in Economia presso l'Università Luigi Bocconi.   Compie privatamente studi musicali ed inizia lo studio del canto con Sara Corti Sforni e Maria Luisa Cioni.   Dopo aver vinto numerosi premi ed essersi segnalato in vari Concorsi, debutta ne IL TABARRO al Teatro Bonci di Cesena.   Si esibisce successivamente come protagonista in TRAVIATA (Germont), RIGOLETTO (Rigoletto), BOHEME (Marcello), NABUCCO (Nabucco), TOSCA (Scarpia), CARMEN (Escamillo), PAGLIACCI (Tonio e Silvio), OTELLO (Jago), DON GIOVANNI (Don Giovanni), CAVALLERIA RUSTICANA (Alfio)....  

Resosi conto della sua resa artistica nei personaggi comici, decide di dedicarsi prevalentemente ai ruoli di “buffo”  producendosi come Don Bartolo nel BARBIERE DI SIVIGLIA di Rossini (Trentino Opera Festival, Teatro San Babila di Milano) e di Paisiello (Megaron di Atene), Dulcamara in ELISIR D'AMORE (Teatro Civico Viotti di Vercelli), Schaunard in BOHEME (Teatro Cilea di Reggio Calabria), Buonafede ne IL MONDO DELLA LUNA (Teatro Bonci di Cesena), Don Annibale ne IL CAMPANELLO (Teatro Marrucino di Chieti), Gasparo in RITA (Teatro Bellini di Adrano), Don Alfonso in COSI' FAN TUTTE (Megaron di Atene), il Conte ne LE NOZZE DI FIGARO (Teatro Marrucino di Chieti), Geronimo ne IL MATRIMONIO SEGRETO (Teatro Bonci di Cesena), Uberto in SERVA PADRONA e Tracollo in LIVIETTA E TRACOLLO di Pergolesi (Teatro del Giardino di Bordighera) e IL FILOSOFO DI CAMPAGNA (don Tritemio)  di Baldassarre Galuppi al Teatro Comunale di Belluno, spettacolo di cui ha curato anche la regia, Don Bartolo ne LE NOZZE DI FIGARO al Teatro Comunale di Belluno e don Grisobolo ne L'IMPRESARIO IN ANGUSTIE di Domenico Cimarosa al Teatro Belloni di Barlassina.
Carlo TORRIANI si è esibito in  Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Belgio, Danimarca, Olanda, Slovenia, Repubblica Ceca, Liechtenstein, Slovacchia, Grecia, Ungheria, Malta, Ucraina, Russia, Romania,  Albania, USA, Canada, China, Corea del sud, Taiwan, Australia, Giappone.

Recensioni 
“Fra tutti spicca il fraseggio chiaro e conciso del bravo Buonafede interpretato da un Carlo Torriani di ottimo gusto nella linea vocale ed elegante e ricco di mordente nell'interpretazione.”
Claudia Mambelli – L'OPERA luglio 2009

“Si apprezza subito l'italianità con cui si esprime Carlo Torriani vicino, sul piano stilistico e vocale, a quello che dovrebbe essere l'interprete ideale di Buonafede.”
Riccardo Rocca – MUSICA maggio 2010

“I ruoli buffi di Don Bartolo e di Figaro erano vivamente dipinti da Carlo Torriani ed Haris Andrianos, entrambi vocalmente ed artisticamente impeccabili”
John Svolos – OPERA, ottobre 2010

Carlo Torriani ha sostenuto la parte di Don Annibale con  sicurezza e spigliatezza, fraseggio brillante ma mai debordante e voce da autentico buffo.                                                                                                
Domenico Ciccone – OPERACLICK, dicembre 2010

“Carlo Torriani e Luciano Miotto -che nell'emissione e nel fraseggio si ispirano molto al celebre disco con Enzo Dara ed Angelo Romero – sono un Don Annibale ed un Enrico lodevoli, dal canto corretto e sano, dagli accenti mobilissimi e divertenti....Come Gasparo Carlo Torriani si conferma artista affidabile anche in una parte ben piu' impegnativa del don Annibale Pistacchio del Campanello”
Nicola Cattò – MUSICA, aprile 2011

“Emerge con naturalezza e fluidità di fraseggio il Geronimo di Carlo Torriani, bravo nella mimica quanto nel gusto musicale con cui costruisce un personaggio dal temperamento forte e spiccato e comunque privo di eccessi”.
Claudia Mambelli – L'OPERA , dicembre 2011

“Carlo Torriani ha reso in modo mirabile la figura del vecchio barbogio smanioso d'amore per la pupilla, trovando sempre nel canto e nel fraseggio le ragioni della comicità del personaggio ed evitando con cura facili effetti, soprattutto nella seghidiglia spagnuola della scena della lezione: ottima prova davvero la sua”
Domenico Ciccone – OPERACLICK, dicembre 2011

“Il cast si rivelò di prim’ordine, e meritò senz’altro il consenso pieno e incondizionato di chi scrive  il baritono Carlo Torriani voce vigorosa e tuttavia lieve, acconcia alle atmosfere rarefatte delle due partiture di Pergolesi.“
Giovanni Choukhadarian – BORDIGHERA NEWS 13.2.2012

Completava il cast il buffo Carlo Torriani che raffigurava un Don Tritemio di volta in volta gaudente, arcigno, severo ed elegante con grande varietà d'accenti e sicurezza tecnica.    Lo stesso Carlo Torriani curava la regia, tradizionale ma efficace, ambientata, da quanto ci è parso di capire, in un giardino a metà strada tra il palazzo di Don Tritemio e la casa di Nardo.   Un giardino decadente con statue rovinate e colonne cadute, quasi a simboleggiare il passaggio ormai imminente dai valori della nobiltà a quelli della borghesia ai vertici dello stato.   Tematica che, di lì a pochi anni, Beaumarchais renderà palese nella sua trilogia.
Pierfrancesco Zanni – GB OPERA 12.11.2012

DISCOGRAFIA VIDEO DVD

FRANZ JOSEPH HAYDN: IL MONDO DELLA LUNA (Buonafede) 
con Michelini, Calafiura, Ferrada, Jachini, Petrone, Pizzi. 
Direttore: Giuseppe Camerlingo, 
Regista: Gabriella Medetti 
(BONGIOVANNI)

GAETANO DONIZETTI: IL CAMPANELLO (Don Annibale Pistacchio) 
con Miotto, Ito, Ferrada, Dekita. 
Direttore: Francesco Ledda
Regista: Pietro Ballo 
(KICCO MUSIC)

GAETANO DONIZETTI: RITA  (Gasparo) 
con Quagliata e Giacchetta. 
Direttore: Francesco Ledda,
Regista: Giovanna Nocetti 
(KICCO MUSIC)

GIOVANNI PAISIELLO: IL BARBIERE DI SIVIGLIA (don Bartolo)
con Karajanni, Koroneos, Andrianos, Magoulas
Direttore: Chrissantos Alissafis
Regista: Vassilios Anastassiou 
(KICCO MUSIC)

DISCOGRAFIA AUDIO CD

GAETANO DONIZETTI: RITA, OU LE MARI BATTU (Gasparo)
con Stefania Donzelli e Alejandro Escobar
direttore: Francesco Ledda
(BONGIOVANNI)
Prima  mondiale dell'edizione originale francese

GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI: LA SERVA PADRONA (Uberto)
con Marina Zyatkova
direttore: Christian Deliso
(NAXOS)
Prima mondiale della versione originale


REPERTORIO

Georges Bizet:
CARMEN (Escamillo)
Domenico Cimarosa:
IMPRESARIO IN ANGUSTIE (Grisobolo)
MAESTRO DI CAPPELLA (il Maestro) 
MATRIMONIO SEGRETO (Geronimo)
Gaetano Donizetti:
CAMPANELLO (Don Annibale Pistacchio, Enrico)
ELISIR D'AMORE (Dulcamara)
RITA (Garsparo)
Baldassarre Galuppi:
IL FILOSOFO DI CAMPAGNA (don Tritemio)
Franz Joseph Haydn:
MONDO DELLA LUNA (Buonafede)
Ruggiero Leoncavallo:
PAGLIACCI (Tonio, Silvio)
ZAZA' (Cascart) 
Gaetano Luporini:
NORA (Semitte)
Pietro Mascagni:
CAVALLERIA RUSTICANA (Alfio)
PINOTTA (Andrea)
Wolgang Amadeus Mozart:
COSI' FAN TUTTE (Don Alfonso)
DON GIOVANNI (Don Giovanni)
NOZZE DI FIGARO (il Conte, don Bartolo)
Giovanni Paisiello
BARBIERE DI SIVIGLIA (don Bartolo)
Giovanni Battista Pergolesi:
LIVIETTA E TRACOLLO (Tracollo)
SERVA PADRONA (Uberto)
Giacomo Puccini:
BOHEME (Schaunard, Marcello)
TABARRO (Michele)
TOSCA (Scarpia, Sagrestano)
Gioacchino Rossini:
BARBIERE DI SIVIGLIA (don Bartolo)
ITALIANA IN ALGERI (Mustafà) 
Giuseppe Verdi:
OTELLO (Jago)
NABUCCO (Nabucco)
RIGOLETTO (Rigoletto)
TRAVIATA (Germont)
FALSTAFF (Falstaff) 

§ edito il 19/11/2013§

giovedì 14 novembre 2024

Adelaida Negri, soprano lirico spinto

Adelaide Negri,soprano argentino, muore a 75 anni il 17 agosto 2019

Adelaide Negri o Adelaida Negri
(12 dicembre 1943 – 17 agosto 2019)

Nata a Buenos Aires il 12 dicembre 1943 da genitori italiani, Adelaida Negri "ha avuto una carriera internazionale molto meritoria e unanimemente riconosciuta, con apparizioni eccezionali in alcuni dei più grandi teatri del mondo".
Si è laureata con medaglia d'oro all'Istituto Superior de Arte del Colón e ha completato i suoi studi al London Opera Centre di Londra con una borsa di studio del British Council.
Ha debuttato a 31 anni  al Teatro Colón de Buenos Aires nell'opera "La vedova allegra" nel 1974 [1] e ha continuato a esibirsi con la compagnia in numerosi ruoli tra cui "Rita", "Madama Butterfly", "La vida breve", "Don Carlo", "Mefistofele", "Lucia di Lammermoor", "Norma", "Beatrice di Tenda", "Nabucco", "Aida",  "Proserpina y el extranjero" di Juan José Castro e "Macbeth e "la prima mondiale di "Antigona Velez"  (tragedia lirica in tre atti e quattro quadri.; libretto di Javier Collazo basato sull'opera omonima di Leopoldo Marechal; musica di Juan Carlos Zorzi. Stagione Teatro Colón 1991).


Si sarebbe esibita anche in tutta Europa e nelle Americhe, in luoghi come il Metropolitan Opera, la Vienna State Opera, il Gran Teatre del Liceu, per citarne solo alcuni.
Negli anni '50 si stabilisce in Europa e canta presso il Teatro alla Scala e l'Arena di Verona.
 
Un grande appassionato di lirica vigevanese come Romeo Dondè ricorda di averla ascoltata estasiato in una recita di La traviata al Teatro Cagnoni di Vigevano.

Nel 1983 ha cantato il ruolo di Elvira nell'Ernani di Verdi al Metropolitan di New York , accanto al tenore Luciano Pavarotti e al baritono Sherrill Milnes. Ha condiviso il palco anche con personaggi del calibro di Plácido Domingo, José Carreras, Fiorenza Cossotto, Carlo Cossuta, Renato Bruson, Tatiana Troyanos e altri. Molte di queste esibizioni sono state registrate su registrazioni piratate. Nel 1975 incide il suo primo album commerciale (e forse l'unico), con brani di Pascual de Rogatis e Claudio Guidi-Drei.
Soprano spinto, la Negri era nota per il suo vasto repertorio. Era "capace di rendere giustizia alle partiture del bel canto o di Verdi".
I suoi ruoli spaziavano da Norma a Tosca, da Aida a Lucia di Lammermoor, a Regina della Notte.
Nel 1997 fondò La Casa de la Opera de Buenos Aires allo scopo di promuovere giovani artisti e creare opportunità per l'esecuzione in Argentina di opere del Bel Canto meno note.
Da quel centro Adelaida Negri preparò anche riesumazioni del bel canto come Roberto Devereux e Anna Bolena di Donizetti, e Armida ed Elisabetta di Rossini, tra gli altri, che lei stessa eseguì ai teatri Avenida, Margarita Xirgu e Del Globo.
Adelaida Negri ha lasciato numerose registrazioni di esibizioni dal vivo tra cui "Norma", "Macbeth", "Turandot", "Anna Bolena", "I Masnadieri", "La vestale" e "Tosca", tra molte altre.
"È importante sottolineare che Adelaida è stata un'artista di importanza internazionale. 
Ha cantato nei più importanti teatri del mondo come il Met, il Il Liceu o il Covent Garden, insieme a grandi come Pavarotti, Domingo e tanti altri, aveva un repertorio molto ampio perché era un tipo di cantante molto particolare, con una voce drammatica ma con acuti impressionanti. 
Cantava da Lady Macbeth e Tosca a la Regina della Notte ( Il Flauto Magico ) e fu anche maestra e promotrice di giovani talenti" disse di lei il baritono e regista argentino Marcelo Lombadero.
Nel 1980 ha ricevuto dalla città di Milano il premio Ambrogino d'oro. 
Nel 2016 Adelaida Negri è stata riconosciuta come Personalità Eccezionale della Città dalla Città di Buenos Aires.

“Nabucco” a Buenos Aires.Act 3
Deh, perdona ...... finale
Nabucco ........... Leonardo López Linares
Abigaile ............ Adelaide Negri
conductor ......... Giorgio Paganini
Teatro Avenida, Buenos Aires 10-10-2004
 


Accanto a Domingo nel ruolo principale di “Norma” del Metropolitan Opera.
Adelaida Negri and Placido Domingo live at New York´s Met. 1982
 


Adelaide Negri in Maria Malibran´s aria ¨Prendi per me sei libero¨
Questa è una aria alternativa si dice scritta dalla stessa Malibran che troviamo anche nella incisione con Luciano Pavarotti e Joan Sutherland

[1] ● 1974, Buenos Aires, Colón.
Interpreti: Walter Maddalena; Nelly Romanella; Jorge Botto; Adelaida Negri; Renato Sassola; Luis Bento; Gabriel Sant; Oscar Schiappapietra; Ludmila Svetlova; Enzo Espósito; Alicia Del Valle; Nicolás Cuttone; Tessa Mara; Osvaldo Tesser; mancano. Inoltre: Maria Damski (Una dama); Adolfo Gómez (Caballero 1°): Andrés Torres (Caballero 2°); Cano Martin (Caballero 3°); José Krot (Maître). Coro e Orchestra Teatro “Colón” Buenos Aires, dir. Armando Krieger (cantata in spagnolo, traduzione Luis Pico Estrada & Miguel Luis Coronato)
New Ornamenti Classical Series, NOC 138/139 (CD stereo, ricostruzione tecnica digitale, Argentina; 2 dischi), 113’17”
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lunedì 28 ottobre 2024

Giuliana Castellani, mezzosoprano (1979-2019)

Giuliana Castellani, mezzosoprano (1979-2019)

 


... in un frontale avvenuto alle ore 10.15 di ieri sulla Bundesstrasse 180 nei pressi di Tösens (Austria, Land Tirolo, Distretto di Landeck) ha perso la vita ieri Giuliana Castellani, mezzosoprano, 40 anni di cui 25 - con qualche pausa - sulle scene.

Giuliana Castellani era uno dei migliori talenti lirici della nuova generazione.

Nasce a Locarno nel 1979 e inizia giovanissima lo studio del pianoforte diplomandosi al Conservatorio Giuseppe Verdi di Como.
Dopo aver assistito ad una rappresentazione di Tosca di Giacomo Puccini decide di intraprendere lo studio del canto con il soprano M.Grazia Ferracini ed il basso James Loomis, entrambi alla Radio della Svizzera Italiana. A quindici anni si esibisce nel suo primo concerto con orchestra al Palazzo dei Congressi di Lugano ripetuto dopo pochi mesi in occasione dei “Concerti Autunnali” di Campione d’Italia con i solisti della Svizzera Italiana diretti dal loro fondatore: il Mo. Bruno Amaducci.
Nel 2000 prende parte alla registrazione dell’Opera su testo di Carlo Goldoni “Le Donne Vendicate” di Niccolò Piccinni, con il Mo. Diego Fasolis alla guida de “I Barocchisti”. Una tappa importante della sua carriera è stata l’esecuzione integrale in lingua originale dei 20 Lieder che compongono l’Opus 25 di Franz Schubert, “Die Schöne Müllerin”, uno dei grandi pilastri della sconfinata produzione vocale del genio viennese.
Giuliana Castellani si è avvalsa per la preparazione del repertorio operistico del Mo. Roberto Negri, con il quale ha anche inciso un CD di Arie da Camera. Il suo perfezionamento vocale è proseguito sotto la guida del grande baritono Mo. Bruno Pola. Nel 2003 è risultata vincitrice del prestigioso premio “Enrico Caruso” ed è pura giunta finalista di altri prestigiosi concorsi internazionali. Nel marzo 2007 ha cantato a Bergen, in Norvegia, lo “Stabat Mater” di Gioacchino Rossini diretta dal grande Mo. Nello Santi riscuotendo un prestigioso successo. Nello stesso anno ha pure interpretato l’Opera di G.B. Pergolesi la “Serva Padrona” sotto la direzione del Mo. Bruno Amaducci presentata al Palazzo dei Congressi di Lugano.
Ad inizio 2008 ha debuttato nel ruolo di “Cenerentola” di Gioacchino Rossini al Teatro Nazionale della Valletta a Malta con l’Orchestra Nazionale di Malta diretta dal Mo. Michael Laus, ottenendo un grande successo sia di critica che di pubblico. Un importante appuntamento sarà il Récital di inaugurazione dei prossimi Campionati Mondiali di ciclismo che si terrà presso la Chiesa del Battistero di Riva S.Vitale con il quale verrà reso omaggio alla carriera di Fausto Coppi.
Nel settembre 2010 è stata impegnata in un grande concerto di Gala per i 100 anni della Croce Verde città di Lugano con il grande baritono Leo Nucci e con il tenore Vittorio Grigolo, accompagnati dall’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano sotto la direzione del M° Piergiorgio Morandi.

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Aggiornamento settembre 2024: grazie Gabriele che mi hai segnalato questo video per rivedere insieme a te una cara amica e ottima cantante, brava e simpatica quanto sfortunata
Ricordando #GiulianaCastellani #mezzosoprano a due anni dal tragico incidente che l'ha portata via (1979-2019)Un video inedito fatto nella sua stanza della musica, leggendo insieme "The Phantom of the opera"
Video Instagram

Gabriele Nani baritono e Giuliana Castellani negli studi Rai con il duetto Figaro/Rosina da Il Barbiere di Siviglia che ci porta in finale al concorso Tour de chant, i tanti concerti insieme nati dal quel successo in tv, una grande amicizia e una stima reciproca indelebile nel tempo.
Dotata di carisma carico di un'energia non comune (tipica di chi vince battaglie impossibili contro malattie bastarde) e una follia virtuosa che la rendeva un'artista unica.
Innamorata della vita e del suo labrador nero, sempre al suo fianco meglio di un personal manager.
Questa notte uno scontro frontale in auto la porta via... troppo presto. Ciao Giuly.
Il ricordo

GABRIELE NANI GIULIANA CASTELLANI "Dunque io son" Tour de Chant RAI1

 

giovedì 3 ottobre 2024

Lorenzo Saccomani, baritono

LORENZO SACCOMANI, baritono (9 giugno 1938 - 3  maggio 2023)

Nella notte del 3 maggio 2023 si è spento il baritono Lorenzo Saccomani. 
Da alcuni anni era ospite della casa di riposo per Artisti creata da Giuseppe Verdi a Milano.


L'ultima opera interpretata da Lorenzo Saccomani in palcoscenico è stata  I PAGLIACCI nel ruolo di Silvio/Tonio al Teatro Lirico di Magenta in occasione dei suoi 45 anni in scena.



Sabato 5 dicembre 2009 Ore 21.00
Teatro Lirico di Magenta
Amici della Lirica di Magenta
In collaborazione con
VOICA - Missione Canossiana in Togo
I PAGLIACCI
Dramma in un prologo e due atti
Musica e libretto di Ruggero Leoncavallo (1857-1919)
Nel 90esimo anniversario della morte dell'autore
Con la partecipazione straordinaria
del baritono Lorenzo SACCOMANI nel ruolo di Silvio
Personaggi e interpreti
Nedda, nella commedia Colombina (soprano)
Margherita Tomasi
Canio, nella commedia Pagliaccio (tenore)
Francesco Medda
Tonio, nella commedia Taddeo (baritono)
Carlo Torriani
Beppe, nella commedia Arlecchino (tenore)
Mirko Vita
Maestro accompagnatore al pianoforte e concertatore:
Alberto MALAZZI
Coro “Calauce” di Calolziocorte
Maestro del coro : Giampaolo VESSELLA
Maestro collaboratore : Mauro ROLFI
Ideazione scenografica e regia di  Mario MAININO


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E' uno dei nomi di riferimento della lirica, grazie ad una cartiera che, in quasi quarant'anni lo ha visto protagonista sui più importanti palcoscenici del mondo.
Voce dal bel timbro baritonale, adatta a ruoli sia verdiani, sia tipici del belcanto donizettiano  e belliniano, sia dell'opera verista, sia del repertorio francese, Lorenzo Saccomani, milanese, si appassiona alla lirica ancora giovanissimo, quando sente cantare lo zio Attilio, tenore drammatico. Ed è lo stesso zio che inizia a dargli le prime lezioni su come impostare la voce, gli insegna la tecnico del canto, lo imposta artisticamente e lo segue dagli inizi sino ai suoi primi concerti.
Dopo alcuni anni di studio, partecipa e vince il Concorso indetto dal Centro di Perfezionamento  per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala di Milano. Iniziò cosi il corso di studi di due anni sotto la guida dei Maestri Enrico Piazza, Antonio Tonini e Walter Baracchi.
Nel 1967, durante il corso di studio, viene chiamato per una prova con l'orchestra della Scala sotto la direzione del Maestro Gianandrea Gavazzeni, che sta preparando l'opera Kovanschina di Mussorsgky. Dopo la prova il Maestro Gavazzeni lo segnalò alla Commissione del "Lyons Club di Milano alla Scala" per il premio con borsa di studio che ha come scopo l'incoraggiamento alla carriera ed il supporto finanziario per giovani meritevoli cantanti lirici. All'unanimità, la  Commissione giudicatrice gli assegna il 1 ° premio. Ha così inizio la carriera di cantante lirico del baritono Lorenzo Saccomani.
Viene subito chiamato al Teatro La Fenice di Venezia per interpretare due ruoli: Araldo nel  Lohengrin e Marcello nella. Bohème. Immediatamente dopo viene convocato al Teatro alla Scala per  inserirlo nel casi del Boris Godunov, e il Maestro Claudio Abbado lo vuole per il ruolo di Lord Enrico Ashton nella Lucia di Lammermoor.
Da questo momento inizia il lungo sodalizio con il Teatro alla Scala, la cui programmazione lo vedrà molto spesso presente nei cartelloni delle varie rappresentazioni durante le proprie prestigiose stagioni. Ad oggi. Lorenzo Saccomani conta più di 120 recite al Teatro alla Scala in ruoli principali, fra i quali ricordiamo Renato nel Ballo in Maschera, Rodrigo nel Don Carlo. 
Manforte nei Vespri Siciliani, Ezio nell'Attila, Silvio nei Pagliacci, Sharpless nella Madama Butterfly, Shakloviti nella Kovantschina, Albert nel Werther, Valentin nel Faust, Marcello nella Bohème.
La sua carriera ha visto tappe fondamentali in tutti gli Enti e Teatri di tradizione italiani e del mondo, ed ha cantato con tutti i più famosi colleghi del mondo della lirica. Tra le più importanti partecipazioni a produzioni di opere nei teatri del mondo, oltre alla citata Scala di Milano, ricordiamo: Lucia di Lammermoor ai Metropolitan di New York, alla Lyric Opera di Chicago e alla Lyric Opera di Dallas, Traviata alla San Francisco Opera, alla Staatsoper di Vienna e ad Amburgo, Pagliacci alla San Francisco Opera, alla N.H.K. di Tokyo, al Colon di Buenos Aires, e a Palermo, al fianco del grande tenore Mario del Monaco. 
Puritani alla Lyric Opera di Dailas, Faust alla N.H.K. di Tokyo, Carmen alla Lyric Opera di Chicago e a Santiago del Cile, Simon Boccanegra alla N.H.K, di Tokyo e a Montecarlo, Masnadieri al Teatro Regio di Parma, Bohème al Bunka Kai Ka di Tokyo (con la Scala di Milano), al Teatro Regio di Parma, e alla Staatsoper di Vienna, Don Carlo alla Fujiwata Opera di Tokyo, alla Staatsoper di Vienna, a Oviedo, a Monaco di Baviera, ad Amburgo. all'Opera di Parigi e a Santiago del Cile, Trovatore alla Staatsoper di Vienna, all'Opera di Parigi, ad Amburgo, al Teatro Liceu di Barcellona, a Tolosa e a Santiago del Cile, Turandot al Teatro di San Carlo di Napoli e alla Staatsoper di Vienna, La Forza del Destino a Monaco di Baviera e all'Opera dì Parigi. Un Ballo in Maschera a Monaco di Baviera e al Teatro La Fenice di Venezia, Manon Lescaut ad Amburgo. Rigoletto al Covent Garden di Londra, ai Teatro Liceu di Barcellona e al Teatro Comunale di Bologna, Caterina Cornaro alla Royal Festival Hall di Londra, Werther a Madrid (per due produzioni al fianco di Alfredo Kraus), al Teatro Regio di Torino e al Teatro Regio dì Parma, Manon a Madrid, Beatrice di Tenda al Teatro Liceu di Barcellona, Ernani al Teatro Regio di Parma, al Teatro di San Carlo di Napoli e a Santiago del Cile, Andrea Chenier a Bonn e a Santiago del Cile, Madama Butterfly all'Arena di Verone, al Teatro Liceu di Barcellona, al Teatro La Fenice di Venezia (nella prima versione dell'opera del 1904) e a Santiago del Cile, L'Amico Fritz a Montecarlo, Nabucco al Teatro Regio di Parma, Attila ai Teatro La Fenice di Venezia e al Teatro Regio di Parma.
Nel 1992, al Teatro dell'Opera di Roma, ha interpretato il ruolo di Silvio nei Pagliacci, per il centenario dell'opera, con la direzione di Daniel Oren e la regia di Franco Zeffirelli. E' stato diretto dai più prestigiosi Maestri, quali Claudio Abbado, Carlos Kleiber, Gianandrea Gavazzeni, Oliviero De Fabritiis, Antonino Votto, Giuseppe Potane, Richard Bonynge, Daniel Oren, Georges Prètre, Nino Sanzogno, Francesco Molinari-Pradelli, Bruno Barlolelti, Kurt Masur, Maurizio Arena, ed ha lavorato con i più famosi registi, quali Franco Zeffirelli. Luca Ronconi. Pierluigi Pizzi, Giulio Chazalettes. 
Durante le recite a cui ha partecipato, è stato ripreso numerose volte dalla televisione italiana e da emittente straniere, tra le quali segnaliamo la diretta mondovisione della Bohème dal Teatro alla Scala di Milano, con la direzione di Carlos Kleiber, al fianco di 
Luciano Pavarotti, la Madama Butterfly dall'Arena di Verona, al fianco di Raina Kabaivanska, l'Ernani dal Teatro di San Cario di Napoli, poi Faust, Simon Boccanegra e Pagliacci (al fianco di Placido Domingo) per la TV giapponese NHK, e ancora Don Carlo e Werther (con Alfredo Kraus) per la TV spagnola, e Manon Lescaut.  Aggiornamento : 26/11/2005


GALLERIA FOTOGRAFICA






Versione testuale
https://www.concertodautunno.it/cur/saccomanil.html


Lorenzo Saccomani sul palco del Teatro Cagnoni di Vigevano in occasione del 150° della unità d'Italia sabato 9 aprile 2011



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Nella foto il baritono Lorenzo Saccomani con Franca Zema,
Mario Mainino e il baritono Gianni Maffeo

Nella foto il baritono Lorenzo Saccomani con il baritono Gianni Maffeo
ed gli allievi del maestro Maffeo
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domenica 24 marzo 2024

Maurizio Pollini, pianoforte (5 gennaio 1942 - 23 marzo 2024)

La camera ardente del Maestro Maurizio Pollini spentosi ieri sabato 23 marzo 2024,  si terrà presso il Foyer del Teatro alla Scala dalle ore 10 alle ore 14 di martedì 26 marzo 2024. 




Il Teatro alla Scala piange la scomparsa di Maurizio Pollini, uno dei grandi musicisti del nostro tempo e un riferimento fondamentale nella vita artistica del teatro per oltre cinquanta anni. Il Sovrintendente Dominique Meyer, il Direttore Musicale Riccardo Chailly, i professori dell'orchestra e i lavoratori scaligeri sono accanto alla moglie Marilisa, al figlio Daniele e a tutta la famiglia.
Allievo di Carlo Lonati e Carlo Vidusso, protagonista assoluto della scena concertistica internazionale fin dalla vittoria, diciottenne, al concorso Chopin di Varsavia nel 1960, Pollini è stato un interprete capace di rivoluzionare la percezione di autori come Chopin, Debussy e lo stesso Beethoven e promuovere con infaticabile dedizione l'ascolto delle avanguardie storiche, sopra a tutti Schönberg, e della musica d'oggi. 
Accanto alla sua grandezza di strumentista resta fondamentale la sua testimonianza sul ruolo stesso della musica, intesa come componente essenziale della cultura e della vita civile e come strumento di trasformazione della società.

lunedì 22 gennaio 2024

Daniele Rubboli, musicologo (scomparso 19 gennaio 2024)


Nato a Modena nel 1935, giornalista professionista dal 1970. Giornalista, musicologo, è nato a Modena e ha lavorato in vari quotidiani e settimanali a Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Roma e Milano, prima di trasferirsi a Milano nel 1980 come inviato di Tv sorrisi e canzoni. Dopo il debutto in teatro a 9 anni, non ha più lasciato le tavole del palcoscenico e ha portato avanti i due impegni professionali fino al 1988 quando ha deciso di dedicarsi solo al teatro musicale. A Milano ha fondato e dirige il Laboratorio Lirico Europeo.



Scopritore di talenti e curatore di stagioni d'opera e operetta in tutta Italia, scrive, mette in scena e presenta i suoi spettacoli facendone protagonisti sempre giovani artisti lirici nel cui futuro professionale crede. Ha collaborato con la RAI, come autore e conduttore in video, realizzando 17 documentari sul mondo musicale.
Biografo di musicisti come Leoncavallo e Arditi è tra i maggiori specialisti europei della romanza da salotto Italiana e ha pubblicato 37 volumi quasi tutti di saggistica musicale, quasi tutti dedicati al teatro della musica (dall'opera alla canzone).
L'ultimo: "I primi 100 anni de La fanciulla del West" di Giacomo Puccini - Maria Pacini Fazzi Editore in Lucca - presentato il 23 luglio 2010 al “Gran Teatro all’aperto” di Torre del Lago, in occasione della seconda rappresentazione dell’opera nell’ambito della 56^ edizione del Festival Puccini. La sua collaborazione,  con il Cenacolo Francescano,  iniziata sin dalla prima edizione di Lecco Lirica, è preziosa per l’autorevolezza e la competenza, ma soprattutto per la stupefacente vitalità, la grande passione ed il coinvolgente amore per la musica e il teatro.


E stato docente di storia della musica, operatore teatrale, regista, autore e conduttore di spettacoli teatrali.
La sua collaborazione,  con il Cenacolo Francescano,  iniziata sin dalla prima edizione di Lecco Lirica, è preziosa per l’autorevolezza e la competenza, ma soprattutto per la stupefacente vitalità, la grande passione ed il coinvolgente amore per la musica e il teatro.
Dal 1999 Daniele Rubboli è Presidente e Direttore artistico dell'Accademia Lirica del Rotary International, nata nel Club Milano Sud Ovest di cui Rubboli è Presidente fi no al giugno 2001. L'Accademia offre stages gratuiti con ospitalità a Milano a giovani professionisti di tutto il mondo, con i maestri del Teatro alla Scala. Ancora Daniele Rubboli è Direttore Artistico o Segretario Artistico di importanti concorsi di canto internazionali: TOSTI di Ortona, CASCINALIRICA di Cascina, ROSETUM di Milano, MARIO BASIOLA di  Annico.


Poliedrica personalità, si diverte a prestare la sua ultracinquantennale esperienza di uomo di teatro ai personaggi delle operette regalandoci momenti di schietta e umanissima comicità.

martedì 31 ottobre 2023

Benedetto Junck, compositore

Benedetto Junck (Torino, 21 agosto 1852 – 3 ottobre 1903) è stato un compositore italiano
Era figlio di madre italiana e padre alsaziano. Fu inizialmente avviato alla carriera commerciale, e cominciò a lavorare in questo settore a Parigi. Tornato a Torino nel 1870 si rivolse alla musica e studiò poi, con Alberto Mazzucato e Antonio Bazzini, al conservatorio di Milano, città in cui in seguito diede anche vita a frequentate serate musicali. Scrisse musica da camera, canzoni e romanze.
Foto dipinto tratta da Wikipedia
BENEDETTO JUNCK un TESORO NASCOSTO
Segue la traduzione automatica in lingua italiana dell'articolo originale

Sfogliando la prima edizione di 'Grove' alla ricerca di qualcosa di completamente diverso, mi sono imbattuto in quanto segue:

... preminente sotto ogni aspetto sopra gli altri cantautori viventi in Italia è un giovane fiorentino, di nome Benedetto Iunck. Per la bellezza della melodia, l'abile accompagnamento, l'originalità e la grazia, un posto altissimo sarebbe assegnato in qualsiasi paese alla pubblicazione di Iunck 'La Simona'... Junck era una

scoperta troppo recente per avere una voce propria nel Dizionario, ma questo fu corretto qualche anno dopo in Appendice. L'articolo correggeva anche l'ortografia del suo cognome e della sua città di nascita:

JUNCK BENEDETTO, nato a Torino il 24 agosto 1852, da madre italiana e da padre originario dell'Alsazia. Dopo una formazione matematica a Torino, fu mandato in una casa commerciale a Parigi. Fin dall'inizio avrebbe preferito fare della musica la sua professione, ma nonostante i Junck fossero una famiglia benestante, suo padre si oppose alla scelta di una carriera così precaria. La sua predisposizione naturale, tuttavia, si rivelò troppo forte; e invece di dedicarsi strettamente agli affari, Benedetto Junck dedicò il suo tempo principalmente alla musica. L'educazione musicale che portò con sé a Parigi fu scarsa e quasi interamente limitata al pianoforte. Quindi le opere orchestrali dei grandi maestri che ascoltò per la prima volta a Parigi stimolarono acutamente il suo temperamento artistico; e la sua ambizione di dedicarsi alla musica divenne profondamente radicata. Nel 1870 ritornò a Torino come previsto dalla legge per svolgere un anno di servizio militare, e in questo periodo morì suo padre. Ora era libero di seguire le proprie inclinazioni, e all'età di 22 anni si recò a Milano, e si affidò ad Alberto Mazzucato (allora preside del Conservatorio di Milano) per un corso di studi di armonia e contrappunto. Lavorò per un breve periodo anche presso Bazzini.
Nel 1879 Junck si sposò e la sua casa ora è a Milano, dove durante la stagione invernale tiene concerti nella sua casa, dove sono soliti incontrarsi artisti di spicco. Essendo un uomo dotato di mezzi indipendenti, non ha alcun motivo per scrivere se non l'impulso della sua stessa mente. Le sue opere non sono numerose, ma sono tutte caratterizzate da serietà, raffinatezza e cultura.
... la prima delle opere di Junck, 'La Simona', è ancora preminente tra queste per originalità e potenza...
Con questa ricchezza di melodia, conoscenza contrappuntistica e genuino sentimento musicale, Benedetto Junck può senza dubbio essere considerato uno dei il più illustre tra i giovani compositori italiani del presente [1] .''

Ho citato integralmente la parte biografica della voce poiché rappresenta comunque abbastanza bene la somma di ciò che sappiamo di Junck. Morì il 3 ottobre 1903. 'La Simona' (c.1877 [2] ) fu seguita da altre opere vocali, principalmente ambientazioni di Heine in traduzioni italiane, due sonate per violino e pianoforte, un quartetto d'archi e 'Serenata', un ' Poemetto lirico' per soprano, tenore e quartetto d'archi. Quest'ultimo, tuttavia, fu pubblicato solo in un arrangiamento per voci e pianoforte e, come vedremo più avanti, potrebbe non sopravvivere nella sua forma originale. Ulteriori scorci biografici "piuttosto che dettagli" possono essere colti dalla vita di coloro che frequentava.

A Milano fu molto coinvolto nel movimento degli 'Scapigliati'. Questo gruppo di artisti boemi, disordinato per principio, ottenne i maggiori risultati nel campo della letteratura; Boito si mescolò con loro per un certo periodo. I suoi due pittori principali furono Daniele Ranzoni e Tranquillo Cremona. Infatti, per quanto Junck sia ricordato in Italia, lo è come soggetto di un ritratto di Cremona [3] Anche il fratello maggiore di Junck, Enrico (1849-1878), di breve durata, fu un pittore appartenente a questo gruppo [4] Puccini ricordava gli 'Scapigliati' quando scrisse 'La Boh'me'.' A quanto pare, quindi, Junck, con le sue ampie risorse monetarie, ha gradualmente abbandonato il suo ruolo di giovane compositore promettente per quello di una sorta di mecenate benestante dalla cui generosità dipendono tutti questi gruppi di artisti "belli e dannati". Il giovane e malato Alfredo Catalani, ad esempio, ricevette presto incoraggiamento e sostegno dalla famiglia Junck. Ha ripagato il debito in vero stile "bohémien" avendo una relazione con la moglie di Junck, Teresa.

I compositori vanno e vengono, ma è stato sorprendente trovarne uno così quotato in un augusto dizionario britannico e oggi totalmente dimenticato 'in Italia non meno che altrove. Generalmente i nomi persistono anche quando la musica no. La curiosità richiese una visita al Conservatorio di Milano, la cui biblioteca risultò contenere tutte le poche opere che Junck aveva pubblicato. 'La Simona' sembrava il punto più ovvio da cui iniziare. Il presente articolo è stato concepito in concomitanza con la registrazione di questo ciclo e degli altri lavori per voce e pianoforte su Sheva Collection, nella quale sono stato affiancato da due cantanti italiani, Ninny Nobile e Vito Martino. Si spera che sia i progetti di registrazione che l'articolo stesso si espandano gradualmente per coprire gli altri lavori di Junck.

LA SIMONA


Le parole per 'La Simona' furono scritte 'appositamente, si presume' da Ferdinando Fontana (1850-1919). Fontana è ricordato soprattutto come librettista delle prime due opere di Puccini, "Le Villi" (1884) e "Edgar" (1889). Gli altri suoi libretti ne includono due per Franchetti e ha anche fornito una versione italiana di "Die lustige Witwe" di Leh'r. "La Simona" presagisce "Le Villi" nella sua ossessione per le vecchie leggende sinistre.

Le prime due canzoni presentano i personaggi della fiaba come stereotipi rustici, Simona al filatoio (1) e Pasquino un ragazzo semplice a cui piaceva bere e un giorno cambiò idea sotto una veranda (2). Non ci viene detta l'epoca in cui è ambientata la storia; basti dire che questi elementi lo rendono distante dal nostro tempo e anche da quello di Junck. L'ascoltatore potrebbe notare il fugace riferimento ai fiori, in particolare nella canzone di Pasquino, poiché sono fondamentali per quanto segue.

Il primo dei duetti (3) rivela una situazione curiosa, poiché ogni personaggio ha un concetto di amore fatalmente diverso. Simona desidera restare per sempre tra le braccia di Pasquino, mentre lui desidera morire guardando il suo volto. Le tessiture scelte, molto acute per il tenore, meno per il soprano, sembrano destinate a far dominare Pasquino nella musica.

Pasquino ora implora Simona di accompagnarlo in un giardino che conosce, pieno di fiori e dove il sole non penetra tra i folti rami (4). Simona promette di venire domenica prossima e non vede l'ora di dichiarargli il loro amore lì in giardino dove si siederà accanto a lui e lo bacerà (5).

Nel loro secondo duetto (6) camminano per campi e strade deserte, finalmente uniti nei loro pensieri. Eppure per loro questa è solo la strada verso il giardino. La loro felicità attuale, di cui sono appena consapevoli, è in realtà il culmine del loro amore.

La coppia entra nel bosco (7). Simona, palpitante come quando vide Pasquino per la prima volta, dice addio al bel cielo azzurro. Pasquino comincia ora a raccontare vecchie leggende (8). In particolare racconta di un gruppo di fate che si erano radunate in questa stessa foresta. Colpite dalla morte dei loro mariti e amanti, implorano le erbe della foresta di concedere loro un destino simile. In questo brano la tessitura alta finora utilizzata per il tenore viene sostituita da una gamma più baritonale, consentendo al cantante di presentare Pasquino sotto una luce nuova, spaventosa.

Sconcertata, Simona protesta che Pasquino la fa piangere quando vuole essere felice (9). Per lei il bosco è un luogo di bellezza, di profumi, colori e miele. Ma Pasquino prosegue implacabile (10): le erbe sono più misteriose delle foreste stesse, ci sono essenze fatali nei succhi delle rose. Le mostra una foglia che è come l'amore stesso; tenta le labbra ma chi lo assaggia muore. Dichiara di non aver paura dell'amore, perché la sua forza è in lei. Né dunque teme questa foglia, che assaggia e poi cade a terra, divorata dal terribile veleno.

Nelle ultime due canzoni Simona si rivolge agli astanti. All'inizio non ci crederà quando diranno che Pasquino è morto; in seguito dovrà accettare che sia così (11). Nella canzone finale racconta come è successo (12); mentre racconta come ha assaggiato la foglia, lo fa lei stessa. Chiamata dalle fate, muore raccomandando la sua anima al dolce amore.

Questo racconto decadente, forse influenzato dai "Fiori del male" di Baudelaire, inverte il tema romantico del potere redentore dell'amore. L'amore diventa qui una forza distruttiva.

Il titolo stesso è curioso. I lettori sapranno che un buon numero di opere italiane prendono il nome dalle loro eroine: Norma, Aida, Tosca e così via. E sapranno che davanti ai nomi 'La Norma, L'Aida, La Tosca non c'è l'articolo determinativo. I lettori che hanno studiato l'italiano, con un insegnante o su un libro, sapranno che, mentre l'italiano usa l'articolo determinativo in in un certo numero di casi in cui l'inglese non lo fa, non viene utilizzato con il nome di una persona. Chi però ha imparato l'italiano sul campo, e lo ha imparato nel Nord Italia, saprà che lì è diffusa l'abitudine di usare l'articolo determinativo con il nome di persona 'la Giulia, la Francesca ecc. Si tratta di un'usanza colloquiale e I parlanti istruiti sanno bene che non è proprio l'italiano corretto.

È improbabile che Fontana e Junck facessero un uso ignorante di una forma colloquiale che forse ai loro tempi non esisteva nemmeno. L'utilizzo dell'articolo ha probabilmente lo scopo di attirare l'attenzione sul modo in cui Pasquino la vede come un simbolo astratto, un oggetto piuttosto che una persona vivente. Così l'ovvia critica secondo cui i personaggi di questo racconto sono immagini stereotipate viene ribaltata. Il loro fallimento è dovuto al fatto che Pasquino vede Simona in questo modo. Allora il suo amore, invece di avere potere redentore, diventa distruttivo come il veleno della foglia.

Il linguaggio musicale di Junck deve essere visto sullo sfondo delle tipiche romanze italiane dell'epoca. I più conosciuti sono probabilmente quelli di Verdi. Tendono a suonare come arie d'opera scarne, con accompagnamenti di pianoforte spesso non più pianistici di quelli che si trovano nelle partiture vocali operistiche che sono, ovviamente, riduzioni di originali orchestrali. Rossini aveva tentato qualcosa di più intraprendente in età avanzata, ma molto sui generis e un modello non molto utile

Junck conosce chiaramente il suo Schumann. Suonando la parte del pianoforte da sola si ha l'idea dei tipici accompagnamenti lieder, intraprendenti e fantasiosi senza indebita dominanza. Il pianoforte intermezza nel n. 7 sembrava davvero essersi allontanato da qualche intermezzo schumanniano poco conosciuto. Solo gli ultimi due brani virano verso un'espansività più operistica. Dal punto di vista armonico Junck raramente va oltre Mendelssohn, ma anche questo apparente conservatorismo deve essere visto nel contesto dell’Italia negli anni Settanta dell’Ottocento. Decisamente più moderno è l'uso da parte del compositore di reminiscenze tematiche. Preferisco questa frase alla parola 'leitmotiv' poiché ciò che in realtà accade è che Junck, durante le ultime due canzoni, cita notevoli passaggi delle precedenti mentre Simona rivive le sue esperienze con Pasquino e racconta le modalità della sua morte. Altra curiosità è che tra un numero e l'altro spesso c'è uno sbalzo di tonalità abbastanza drastico. Questo potrebbe essere un ulteriore modo per dimostrare che Simona e Pasquino non sono affatto uniti; ognuno sta seguendo il proprio percorso individuale verso la distruzione.'

Ciò che può sembrare sconcertante è che gli accompagnamenti raffinati e colti si uniscono a linee vocali che non solo sono completamente all'italiana ma hanno anche una tessitura che può essere affrontata solo da un canto spinto, in pieno stile operistico . Il risultato è un'opera senza reali paralleli, in Italia e all'estero, quasi un'opera in un atto per due cantanti e pianoforte. Probabilmente potrebbe essere messo in scena, anche se il palcoscenico migliore rimarrebbe molto probabilmente quello della nostra mente. L'eroe finale dell'opera, tuttavia, è la melodia di Junck, semplice ma memorabile e mai banale, che garantisce che il ciclo nel suo insieme abbia un effetto maggiore della somma delle sue parti.

ALTRE OPERE PER VOCE E PIANOFORTE


Poiché le partiture pubblicate non sono datate, ci affidiamo nuovamente a Grove I, che elenca 'Otto Romanze' (parole di Panzacchi e Heine) (1881) e 'Two Songs' (parole di Heine) (1883). La copia del primo al Conservatorio di Milano non è datata mentre i secondi, pubblicati separatamente e non in serie, portano il timbro 1884 dell'editore. Senza data, possedute dal Conservatorio di Milano, sono anche 'Sei Poesie di Heine'. Tuttavia, mentre tutte le opere precedenti di Junck erano state pubblicate da Lucca, quest'ultima apparve sotto l'impronta dello 'Stabilimento Tito di Gio. Ricordi e Francesco Lucca'. Il fallimento delle fortune contro la forte concorrenza aveva costretto la casa editrice lucchese a fondersi con Ricordi nel 1888, dandoci la prima data possibile per le 'Sei Romanze'.

Ecco, quindi, le rimanenti opere per voce e pianoforte che Junck è noto per aver pubblicato:

Romanze
1. Melodia: Tu sei bella, o mia dolcezza (Heine: Sei come un fiore trad. Zendrini)
2. Melodia: La mattina le mammole t'invio (Heine: La mattina ti mando le viole trad. Zendrini)
3 . Dolce sera ' Romanza (Panzacchi)
4. Amore e neve ' Romanza (Panzacchi)
5. Romanza ' Quelle dita oh potess'io (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Zendrini)
6. Romanza ' Flebil traversa l'anima mia ( Heine: Leise mi passa per la mente trad. Zendrini)
7. Romanza ' Quando ti guardo fiso (Heine: Quando ti guardo negli occhi trad Zendrini)
8. Romanza ' Ha le sue stelle il cielo (Heine: Il mare ha le sue perle trad. Zendrini)
Pub. Lucca 1881 circa

Maggio ' tornato ' Romanza (Heine: Gekommen ist der Maie trad. Zendrini)
Pub. Lucca c.1884

Serenata di un Moro (Heine: St'ndchen eines Mauren trad. Zendrini)
Pub. Lucca c.1884

Sei poesie di Heine
1. Flebil traversa l'anima mia (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Zendrini)
2. Mia bella pescatrice (Heine: You beautiful fisher girl trad. Secco-Suardi)
3. Tu sei bella, o mia dolcezza (Heine: You sono come un fiore trad. Zendrini)
4. Una volta la tua candida man (Heine: Le tue dita di giglio bianco trad. Secco-Suardi)
5. Alta ' la luna e l'onde irradia (Heine: La luna è sorta trad. Secco -Suardi)
6. La farfalletta ama la rosa (Heine: La farfalla è innamorata della rosa trad. Secco-Suardi)
Pub. Ricordi non prima del 1888.

Un'altra opera vocale doveva essere accompagnata da un quartetto d'archi ma, come accennato in precedenza, potrebbe non essere sopravvissuta nella sua forma originale. Questa è ' Serenata ', con parole di E. Augusto Berta. Come 'La Simona', è descritto come un 'Poemetto lirico' e scritto per soprano e tenore. Due dei movimenti sono puramente strumentali. Fu pubblicata però in una riduzione per canto e pianoforte di G. Andreoli. 'Riduzione', in contrapposizione a 'trascrizione', è la parola chiave, poiché poco è stato fatto per rendere pianistico il risultato. Ma d'altro canto non è così letterale da consentire un'agevole ricostruzione della partitura strumentale originale.

La 'Serenata' sembra essere stata stampata privatamente, gli unici dati editoriali sono 'Proprietà del compositore'. Non è datato, ma l'illustrazione di copertina chiaramente in stile art nouveau è firmata "Hohenstein '90", dandoci la prima data possibile. La deduzione è che Ricordi, avendo rilevato l'editoria lucchese, non fosse propenso a sostenere la causa di Junck. 'Serenata' risulta essere l'ultima opera pubblicata dal compositore [5] .'

'Serenata' rappresenta il ritorno a un libretto su misura, come ne 'La Simona'. Nel frattempo, però, si era occupato di letteratura di calibro molto più elevato.

Enrico Panzacchi (1840-1904) è stato poeta, critico d'arte, critico musicale e docente all'Università di Bologna. Nella sua vita fu molto associato a Giosu' Carducci (1835-1907) ma, mentre la reputazione e l'opera di quest'ultimo continuano a vivere, il nome di Panzacchi è sbiadito. Oltre a Junck, la sua poesia è stata musicata da Catalani, Puccini, Tosti e Respighi. Le poesie scelte da Junck provengono dal terzo libro (di quattro) di un grande volume intitolato 'Lyrica: Romanze e Canzoni' (Bologna 1877); 'Dolce sera' è no. 133 'Junck imposta il titolo come una breve coda' mentre 'Amore e neve' unisce i nn. 129 e 130. Al testo sono state apportate alcune modifiche [6] .

Le ambientazioni di Panzacchi di Junck sono meno operistiche nei modi, nonché meno impegnative nella loro tessitura, anche se solo leggermente, rispetto a "La Simona". Sono tuttavia estroversi ed esteriormente romantici rispetto al tono intimo di Heine, con la cui poesia Junck si avvicinò alla creazione di una forma di Lied italiano .

Heine era ben noto agli amanti della poesia italiana della seconda metà dell'Ottocento , grazie soprattutto alla traduzione di 'Das Buch der Lieder' di Bernardino Zendrini (1839-1879) con il titolo di 'Il Canzoniere' ( Milano, 1865). Anche Sgambati, Ponchielli e Mancinelli impostano alcune di queste traduzioni.

Nonostante l'ottimo lavoro svolto senza dubbio da Zendrini nel diffondere il nome di Heine a sud delle Alpi, egli fece pochi tentativi per mantenere i ritmi originali della poesia. I lettori con una conoscenza anche minima dell'italiano potrebbero provare a canticchiare

Tu sei bella, o mia dolcezza,
Pura e cara come un fior


alle frasi di apertura della famosa ambientazione di Schumann "Du bist wie eine Blume". Scopriranno rapidamente che, se fosse possibile adattarlo, il risultato sarebbe goffo e inartistico. Dato che le pubblicazioni di Junck contengono solo testi italiani, evidentemente questo aspetto non lo ha turbato. I più viaggiati Sgambati, pubblicando la stessa poesia in tedesco con testi cantabili in inglese e italiano, usarono una traduzione completamente diversa.

Nel 1886 il conte Giulio Cesare Secco-Suardi pubblicò la traduzione di tutte le poesie di Heine. Junck preferiva queste versioni per la sua successiva serie di canzoni di Heine; Zendrini è stato scelto solo per due brani che sono in realtà revisioni di due delle 8 'Romanze'. In modo significativo, "Deine weissen Lilienfinger" è stato reimpostato su una musica completamente diversa utilizzando la nuova traduzione. Anche se non c'è ancora motivo di supporre che Junck prevedesse l'esecuzione in una lingua diversa dall'italiano, il maggiore rispetto di Secco-Suardi per i ritmi di Heine significa che la nuova canzone potrebbe effettivamente essere cantata nell'originale tedesco senza troppe difficoltà, mentre quella precedente no. Se questa poesia è tipica, anche i versi di Heine emergono molto meglio focalizzati, con maggiore chiarezza di significato, dalla penna di Secco-Suardi.

Nel caso di "Tu sei bella, o mia dolcezza", i cambiamenti nella versione successiva sono piccoli ma significativi; la linea vocale è stata in parte ripensata e il pianoforte ora raddoppia la melodia nella voce centrale, piuttosto che in quella superiore, per un effetto più dolce. Con 'Flebil traversa l'anima mia' i cambiamenti sono più radicali. La scrittura effusivamente romantica del pianoforte, che ricorda 'La Simona' e non è priva di attrattiva di per sé, è stata ridotta per creare un'ambientazione molto più intima.

Sarà stato osservato che Junck non esitò a utilizzare testi già immortalati dai grandi compositori di Lieder tedeschi e austriaci. L'inclusione di 'Du sch'nes Fischerm'dchen' nello 'Schwanengesang' di Schubert sembra aver spaventato altri compositori, sebbene Catalani lo abbia ambientato anche in italiano. L'ambientazione di Schumann di "Du bist wie eine Blume", per quanto celebre, suscitò evidentemente meno inibizioni. Le ambientazioni in tedesco si trovano di Lord Berners, Bruckner, Henschel, Ives, Liszt, Reinecke, Anton Rubinstein, Sgambati, Ambroise Thomas, WV Wallace, Healey Willan e Wolf. Versioni degne di nota in altre lingue sono di Rachmaninov in russo e Frank Bridge in inglese. Molto apprezzato è stato anche 'Das Meer hat seine Perlen', ambientato in tedesco da Franz, GA Macfarren e Maude Val'rie White, e in francese da Gounod ('A toi mon Coeur'). Nella sua traduzione di HW Longfellow come "Il mare ha le sue perle" sembra aver superato l'originale in popolarità, almeno tra i compositori. In questa forma è stato impostato da Bairstow, Balfe, Cowen, Holbrooke e Ciro Pinsuti.

Robert Franz, un tempo celebre compositore di Lied le cui fortune finora non sono state ravvivate, trovò Heine particolarmente adatto al suo tono intimo: delle poesie in questione ha anche realizzato l'ambientazione di 'Deine weissen Lilienfinger', 'Quando guardo nel tuo gli occhi vedono", "Maggio è arrivato" e "Si muove silenziosamente nella mia mente". Quest'ultimo attirò anche l'attenzione di Grieg, Mendelssohn e Rubinstein. Infine, "La luna è sorta" è stata ambientata in francese da Messager e "La farfalla è innamorata della rosa" è stata inclusa in una raccolta di canzoni di Heine in tedesco del giovane Stanford. Non sembrano esistere ambientazioni alternative di particolare importanza tra 'La mattina ti mando le viole' e 'Ore di un moro' [7] Quest'ultimo era dedicato al Catalani. In considerazione del coinvolgimento del compositore con la moglie di Junck è allettante, anche se probabilmente fantasioso, immaginare che Junck interpreti il ​​ruolo del Moro di Shakespeare e offra una velata minaccia alla coppia. Se così fosse, la minaccia sarebbe caduta nel vuoto; il rapporto fu interrotto solo dalla morte prematura del malaticcio Catalani nel 1893.

C'è più che sufficiente in questi ultimi lavori per dimostrare che "La Simona" non era un fuoco di paglia. Junck conservò un'invidiabile invenzione melodica e rivelò, inoltre, una capacità di sviluppare e perfezionare la sua arte. Il fatto che le sue ambientazioni di Heine siano cantate in italiano aiuta a tenere a bada i paragoni. Eppure, sotto ogni punto di vista, occupa un posto d'onore tra i compositori ispirati da Heine. Avrebbe potuto 'forse avrebbe dovuto' fondare un ' Lied italiano ' con aspirazioni artistiche più elevate della ' Romanza del salotto ' emersa verso la fine del secolo. Ma i compositori più adatti a raccogliere questa sfida 'Martucci, Sgambati e Bossi' si occuparono soprattutto di musica strumentale. La loro piccola produzione musicale contiene lavori di valore e interesse [8] ma le loro, come quella di Junck, rimangono voci isolate.

©Christopher Howell 2009


[1] Entrambi gli articoli sono stati firmati dalla signora Edmond R. Wodehouse di AHW.


[2] La partitura pubblicata non è datata ma la copia del Conservatorio di Milano porta il timbro 1877 dell'editore Lucca. Grove I (Appendice) dà 1878.


[3] Held in the Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea, Turin; for a reproduction see: http://www.gamtorino.it/descopera.php'id=336&lang=1


[4] Un esempio del suo lavoro, conservato anche alla GAM di Torino, è visibile qui: http://www.to2011cottini.it/Immagini/GallGAM/pages/Junck.htm


[5] L'esemplare conservato al Conservatorio di Milano reca la dedica autografa di Junck 'All'amico Aldo Noseda'. Successivamente fu donato alla biblioteca del Conservatorio come parte della collezione Noseda.


[6] Ho consultato la seconda edizione. È quindi possibile che le 'modifiche' siano state opera di Panzacchi e Junck abbia seguito la prima edizione.'


[7] Queste informazioni provengono dal meraviglioso sito Lieder di Emily Ezust : http://www.recmusic.org/lieder/ . Ho selezionato solo i compositori più noti tra quelli elencati. Il lettore può fare riferimento a questo sito per i testi integrali in tedesco e per ulteriori informazioni sulle ambientazioni di un'ampia gamma di compositori spesso molto oscuri. Il fatto che attualmente vi siano elencate solo quattro impostazioni Junck (maggio 2009) fa sorgere la domanda su quanto ancora di reale valore rimanga da scoprire.


[8] Una selezione di brani di Martucci, Sgambati, Bossi e diversi altri sarà prossimamente registrata per la Sheva Collection dal mezzosoprano Elisabetta Paglia, accompagnata dal sottoscritto.